Braccia incrociate alla Essegiesse

10 Marzo 2017

Quattro ore di sciopero per i dipendenti che vogliono essere riassorbiti in Blutec

Da giovedì è sciopero alla Essegiesse, fabbrica del circuito San Marco che, tuttavia, non è rientrata nel recente acquisto da parte della società veronese Scattolini. La Essegiesse, che impiega 12 dipendenti, è difatti fino al 31 marzo in affitto al gruppo Blutec, ex Stola, che ha gestito la San Marco negli anni post fallimento. Tutto lasciava presagire che la Blutec rilevasse la San Marco e le fabbriche Essegiesse e Sogeco (per diverso tempo nelle varie sedute di asta fallimentare la Blutec è rimasta l’unico acquirente) in un unico blocco, ma così non è stato. Anzi, del tutto a sorpresa, a fine gennaio, inizio febbraio, l’unica offerta per 1.650.000 euro su un prezzo base di 1.851.045 è arrivata dalla multinazionale per la produzione di cassoni fissi e ribaltabili Scattolini di Verona. Ma cosa ne sarà della Essegiesse? «Il futuro di questi operai», dichiara Achille Di Sciullo, Uilm-Uil, «è quello più a rischio. Non sappiamo cosa ne sarà di loro dal 1° aprile in poi e si tratta di tutte persone di età media di 40 anni anche con famiglie a carico». Di qui lo sciopero, 4 ore al giorno, a partire da giovedì e che prosegue anche oggi. Le richieste dei dipendenti sono quelle di essere riassorbiti negli stabilimenti del gruppo Blutec o in quello della Scattolini con la nuova gestione della San Marco di Lanciano e di Atessa. «Siamo determinati ad andare avanti finché non avremo risposte», prosegue Di Sciullo, « e se queste non dovessero arrivare porteremo lo sciopero anche in San Marco». In quel caso le cose potrebbero complicarsi. L’azienda infatti produce componenti per il furgone Ducato realizzato in Sevel e un qualsiasi ritardo nella consegna dei materiali potrebbe interrompere la già intensa tabella di marcia della Sevel con conseguenze pesanti sui recuperi lavorativi . «Purtroppo questa situazione», conclude il rappresentante Uilm, «si è creata dalla cattiva gestione precedente di una vertenza difficile, ma anche parecchio confusionaria. E a pagare le conseguenze sono sempre e soltanto i lavoratori e i clienti finali che rischiano di non avere le consegne». (d.d.l.)