Brucia anche la farchia per ricordare Daniele

17 Gennaio 2020

Fara Filiorum Petri. La festa con le colonne di canne incendiate dedicata al 24enne morto in moto

FARA FILIORUM PETRI. La farchia per Daniele Saraullo è stata l’ultima delle 16 ad essere stat incendiata. La foto del 24enne di Bucchianico morto lo scorso 16 giugno in un tragico incidente con la moto di un amico, è rimasta appesa a lungo alla farchia della contrada Li Zuffarin, finché il fuoco non l’ha spedita in cielo, insieme al ricordo di tutte le altre persone scomparse, che la festa in onore di Sant’Antonio non manca di celebrare. Perché le farchie di Fara significano anche questo: rinsaldare i legami tra i vivi e anche con i morti. Così anche la farchietta dei bambini è stata dedicata a mastro Rinaldo Di Nobile, scomparso due anni fa, dopo aver dedicato gran parte della vita a rielaborare le antiche litanie di Fara, colonna sonora della festa. Anche il discorso di Francesco D’Urbano, nella contrada di Fara centro, prima dell’avvio verso il piazzale del cimitero dove i fasci di canne sono stati incendiati, ha ricordato tutti i morti dell’ultimo anno. «La nostra festa ha significati molto profondi», spiega Franco Pasquale, di Fara centro, «ed è intrisa di forte spiritualità. Non siamo una sagra, anche se offriamo cibo, amicizia e ospitalità a chiunque arriva. In cambio chiediamo solo che il visitatore cerchi di capire il vero significato di questa tradizione». E sulla parola tradizione si è soffermato anche il sindaco Camillo D’Onofrio: «Tradizione non significa trasgressione», ha detto. Ospiti della festa anche il prefetto Giacomo Barbato e il comandante dei carabinieri Florimondo Forleo. (a.i.)
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