Buche al Pronto soccorso

La strada di entrata e uscita delle ambulanze da tre mesi è una gruviera
CHIETI. Certo, la viuzza è angusta, quasi un cunicolo. Tra stop, segnali di precedenza e delineatori rifrangenti che delimitano le due corsie di marcia, la velocità va moderata, quasi a passo d’uomo. Ma l’ambulanza che entra a sirene spiegate, beh, deve rallentare per forza. Una ventina di buche, alcune profonde anche quindici centimetri, frenano anche il più temerario degli autisti del servizio di emergenza sanitaria 118; costringono a gimcane i visitatori diretti ai servizi che ruotano intorno al polo del Pronto soccorso e all’edificio dell’obitorio; mandano in bestia chi, senza accorgersene se non dopo un violento contraccolpo, si trova col cerchio in lega dell’auto danneggiato; non lasciano un ricordo esaltante a chi è venuto da fuori provincia o da un’altra regione per usufruire delle cure fornite dall’ospedale. No. Quegli scarsi duecento metri che da via dei Vestini portano al servizio di emergenza sanitaria del Santissima Annunziata sono il segnale della noncuranza in un settore, quello sanitario appunto, che dell’immagine dovrebbe fare il mantra della propria missione scientifica, sociale e culturale. Come ha segnalato l’utente dell’ospedale che ha telefonato alla redazione del Centro.
Policlinico di Chieti, ore 10 di ieri, lato Pronto soccorso. Il viavai di ambulanze non è frenetico come spesso succede nei giorni feriali. Ma quanti guidano i mezzi di soccorso in questa “zona di nessuno”, potrebbero partecipare senza indugio alla Parigi-Dakar, tanta la professionalità acquisita dall’ultima nevicata di gennaio a oggi. Sì, perché è a tre mesi fa che bisogna risalire per l’asfalto danneggiato probabilmente dagli escavatori che hanno sgomberato la coltre bianca e che nessuno finora si è preso mai la briga di riparare. Già affiancando il gabbiotto delle guardie giurate che ha la telecamera della videosorveglianza puntata sui movimenti di auto e visitatori, sono visibili le avvisaglie per chi deve percorrere quella strada.
«Guardi qui», ci segnala il lettore del Centro mentre infila il piede in una delle buche profonde almeno dieci centimetri, «roba da paese incivile. Eppure succede all’ingresso di una struttura sanitaria. Costa tanto mettere due toppe d’asfalto a freddo? Nonostante ciò», continua il lettore mentre ci guida nella segnalazione “sul campo”, «per usufruire dei servizi sanitari paghiamo. È possibile che nessuno della Asl provveda alla manutenzione della viabilità interna al presidio? Guardi anche la strada che porta verso la postazione dell’emergenza-urgenza: le buche si moltiplicano, ma nessuno fa nulla per metterci riparo. Speriamo che si intervenga presto prima che qualcuno si faccia male davvero». In effetti anche quel tratto di strada prima della sbarra oltre il quale c’è il 118, è un’autentica gruviera: la corsia per l’uscita impone all’automobilista accorto di invadere l’altro lato della carreggiata per non incorrere in danni alla propria vettura, piegando i delineatori che dividono a metà il percorso. Ma qui si circola come meglio si può e si parcheggia dove si vuole: tanto nessuno controlla e nessuno ripara: è la terra di nessuno. (r.o.)
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