Bussa alla porta di casa: aprono i ladri

21 Marzo 2019

Paura in piazza Roccaraso, il racconto della giovane vittima: spinta nell’appartamento, poi sono fuggiti con oro e gioielli

CHIETI. Ha bussato al portone di casa, ma ad aprire non sono stati i genitori: una ragazza di 26 anni si è trovata faccia a faccia con i ladri che stavano svaligiando il suo appartamento. È accaduto martedì sera a Chieti scalo, al civico 24 di piazza Roccaraso. Ora la polizia dà la caccia ai due banditi scappati con oro e gioielli dalla palazzina in zona stadio. Si indaga per rapina impropria perché i malviventi, con l’obiettivo di garantirsi la fuga, hanno spinto la giovane all’interno dell’abitazione che si trova al terzo piano.
È la stessa ragazza, all’indomani, a ripercorrere quei minuti di tensione. «Erano quasi le 19.30», racconta, «e stavo rientrando a casa. Quando sono arrivata sul mio pianerottolo, ho visto una sagoma chiudere la porta. Ho pensato che fosse mio padre, quindi, per evitare di tirare fuori le chiavi, ho bussato». A quel punto è cominciato l’incubo. «Mi sono trovata di fronte due ladri. Mi hanno spinta all’interno e dicevano: “Stai tranquilla, non è successo niente, entra dentro”. Non sono in grado di dare dettagli perché, istintivamente, mi sono coperta gli occhi con le mani». Un gesto per evitare la reazione dei banditi che, quasi sicuramente, hanno agito a volto scoperto non immaginando l’improvviso ritorno dei padroni di casa. «Uno di loro è fuggito subito per le scale, mentre l’altro lo ha seguito a distanza di pochi secondi», prosegue la ragazza. «Sono stata io a chiudere la porta, anche con una certa decisione, per evitare altri problemi».
Dopo quegli istanti traumatici, la 26enne ha avvisato i genitori. Poi è partita la chiamata al 113. I ladri avevano fatto in tempo a ripulire la camera matrimoniale, frugando negli armadi e dentro tutti i cassetti. Alla fine sono comunque riusciti a portare via gioielli e oro, il cui valore è in corso di quantificazione. Sul posto sono arrivati tempestivamente gli agenti della squadra volante, diretti dal vice questore aggiunto Antonello Fratamico. Ma dei banditi, forse attesi all’esterno da una terza persona a bordo di un’auto, non c’era più traccia. Ad occuparsi dei rilievi è stata la polizia scientifica. «I ladri mi sembravano italiani: dalle poche parole pronunciate non ho notato inflessioni particolari», aggiunge la ragazza. In base alle prime ipotesi è probabile che, vedendo tornare a casa la giovane, uno dei malviventi - rimasto all’esterno dell’abitazione per lanciare l’allarme in caso di pericolo - si sia precipitato nell’appartamento per avvisare il complice. Ecco perché la 26enne, qualche istante prima di bussare, ha visto una sagoma chiudere la porta. Così come è possibile che, prima di entrare in azione, i banditi abbiano studiato le abitudini della famiglia presa di mira. Per non lasciare impronte, i malviventi hanno indossato quasi sicuramente i guanti. Adesso le indagini passano alla squadra mobile del vice questore aggiunto Miriam D’Anastasio. «La polizia è intervenuta subito», conclude la ragazza. «Ma in casi come questi la collaborazione di tutto il quartiere è fondamentale: ogni dettaglio potrebbe essere utile agli investigatori».
Prima di lunedì, l’ultima rapina in casa era avvenuta lo scorso 8 marzo, in via della Liberazione, pieno centro storico. Due donne avevano suonato alla porta fingendosi dottoresse, poi avevano spintonato la badante e rubato due portafogli, infine si erano date alla fuga con un centinaio di euro. I due anziani padroni di casa stavano riposando al piano superiore e, quando si sono accorti dell’episodio, le malviventi avevano già fatto perdere le loro tracce. Anche in questo caso proseguono le indagini della polizia.
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