C’è la fidejussione, Alimonti rispetta i patti

ORTONA. Il gruppo Alimonti presenta nell'ultimo giorno utile la polizza fideiussoria, la garanzia sulla solvibilità della cifra raggiunta due settimane fa a chiusura della vendita all'asta, 2,8...
ORTONA. Il gruppo Alimonti presenta nell'ultimo giorno utile la polizza fideiussoria, la garanzia sulla solvibilità della cifra raggiunta due settimane fa a chiusura della vendita all'asta, 2,8 milioni di euro fissati per il fitto con decorrenza biennale di tutti e tre gli stabilimenti del gruppo. Il passaggio che potrebbe significare l'uscita dal tunnel per il marchio finito in concordato preventivo, dopo aver danzato a lungo sull'orlo del fallimento, è avvenuto mercoledì sera nello studio notarile Plasmati di Chieti, dove i commissari liquidatori Gianni Di Battista e Remo Di Giacomo hanno ricevuto dall'azienda il fascicolo contenente tra gli altri documenti la polizza che dovrebbe consentire la ripartenza della produzione. Uno o al massimo due giorni servono ora ai commissari per stabilire se la documentazione è valida, conforme alle regole stabilite dal concordato a garanzia dei creditori che nel 2013 chiesero di procedere alla liquidazione. Tra luglio e novembre scorsi vennero esperite le messe all'incanto programmate per acquisire offerte di acquisizione della proprietà o di gestione in fitto. Ma fino al 28 novembre le offerte non pervennero e i commissari lanciarono un'altra tornata in cui il prezzo iniziale del fitto era stabilito a poco più di mezzo milione di euro per un biennio. Con i rialzi espressi dalla famiglia Alimonti e da Molino Adriatico si giunse a sfiorare i 3 milioni, con appuntamento a distanza di 15 giorni per la presentazione delle garanzie. Di Battista e Di Giacomo dovranno stabilire se i documenti presentati mettono al sicuro i creditori da un eventuale flop del progetto di ripartenza del gruppo, articolato sugli stabilimenti di Ortona-Caldari, Guardiagrele e la Romana Macinazione al quartiere Flaminio nella capitale. Cosa accade ora? «Per ora abbiamo deciso», spiega Di Battista, «di non esprimerci sulle prospettive dell'intera operazione, che sta evidentemente attraversando una fase delicata». Col fiato sospeso sono gli oltre cento dipendenti superstiti del gruppo, oltre 50 soltanto a Caldari. I sindacati attendono l'esito della verifica sulla polizza e gli altri documenti presentati ieri. Ma in caso di via libera si attende entro un mese la convocazione in azienda per discutere sulle nuove assunzioni».
Francesco Blasi

