Cacciatore ucciso, accusa respinta

11 Novembre 2014

Torrebruna: l’indagato dice di non avere sparato. Summit sul luogo della tragedia

TORREBRUNA. Respinge le accuse il cacciatore di Castelguidone indagato per la morte di Nicola Costanzo, 58 anni, il pensionato ucciso nove giorni fa nel corso di una battuta di caccia al cinghiale in località Mattioni, a Guardiabruna. L’ipotesi di reato è omicidio colposo. L’autopsia eseguita dal medico legale Pietro Falco ha accertato che l’uomo è morto in seguito a un solo colpo di fucile che ha determinato lo sfacelo della zona encefalica del cranio

«Il mio cliente è convinto di non essere stato lui a premere il grilletto», afferma l’avvocato Giovanni Cerella che insieme all’avvocato Giacomo Nicolucci assiste l’indagato.

Le radiografie che hanno preceduto l’autopsia hanno permesso agli investigatori di individuare tracce metalliche sul volto della vittima e all’interno della testa, affidate ai carabinieri del Ris di Roma. Il colpo di fucile ha raggiunto Costanzo sul lato sinistro della testa. Falco ha eseguito prelievi di residui da sparo sulla tempia e li sta esaminando. In base ai risultati degli esami, utili ad accertare la traiettoria del proiettile, la distanza da cui è partito il colpo e il tipo di munizione, la magistratura potrà stabilire meglio l’imputazione.

Il rigetto dell’accusa da parte dell’indagato ha convinto la Procura a disporre un esperimento giudiziario che dovrà fugare ogni dubbio. L’accertamento, che sarà compiuto sul luogo della disgrazia, sarà fatto entro dieci giorni.

Intanto restano sotto sequestro nove fucili: le armi che aveva il gruppo di cacciatori uscito da casa insieme alla vittima. Anche il fucile di Costanzo è stato portato in Procura.

Costanzo era un abile ed esperto cacciatore. Le perizie eseguite fino ad oggi hanno accertato che l’uomo non ha commesso da parte sua alcuna imprudenza o errore che possano aver favorito la disgrazia. È stato colpito all’improvviso, inaspettatamente ed è morto all’istante.

La famiglia di Costanzo, assistita dall’avvocato Guido Colella, aspetta con ansia l’esperimento giudiziario. Al posto della vittima verrà utilizzato un manichino. L’indagato sarà sul posto insieme ad uno degli avvocati che lo difendono e con loro saranno presenti anche i Ris, i periti di parte e diversi esperti.

Nonè escluso che dopo la nuova ricostruzione della tragedia siano necessari ulteriori accertamenti. (p.c.)

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