Cacciatore ucciso: due anni a chi sparò

13 Novembre 2019

Cinquantenne di Castelguidone condannato per la morte di Costanzo. Il pm aveva chiesto 3 anni. L’incidente il 2 novembre 2014

VASTO. Dopo 5 anni di indagini e perizie, è arrivato al capolinea il processo sull’incidente mortale costato la vita a Nicola Costanzo, 58 anni, di Torrebruna. Il cacciatore fu ucciso durante una battuta di caccia in località Mattioni, frazione di Guardiabruna, il 2 novembre 2014. Ieri pomeriggio il giudice monocratico del tribunale di Vasto, Stefania Izzi, ha condannato Roberto Meo, cacciatore cinquantenne di Castelguidone, amico della vittima e compagno di tante battute di caccia, per omicido colposo alla pena (sospesa) di due anni di reclusione, al pagamento delle spese giudiziarie e al risarcimento alle parti civili rappresentate dagli avvocati Guido Colella e Alessandro Orlando. Il pubblico ministero, Michele Pecoraro aveva chiesto 3 anni di carcere. Soddisfatti gli avvocati di parte civile. «Finalmente c’è un colpevole», ha dichiarato a caldo l’avvocato Guido Colella. «Certo, la sentenza non riporterà in vita Nicola Costanzo, ma è giusto che per la sua famiglia che ha sofferto e soffre ancora molto, sia arrivato il giorno della giustizia. È stata una vicenda dolorosa. Un uomo è morto, seppure per errore. È stato colpito da un colpo di fucile. Lo hanno stabilito i periti (7 periti più la relazione del medico legale, ndc) e i Ris».
Il difensore di Meo, l’avvocato Antonello Cerella, non la pensa allo stesso modo e ha annunciato ricorso in appello contro la sentenza di colpevolezza, insistendo sul fatto che a sparare il colpo killer quel giorno potrebbe essere stato un altro e non il cacciatore cinquantenne.
Il giudice è arrivato alla sentenza dopo aver ascoltato tanti tecnici e testimoni. La perizia balistica ha stabilito che il colpo mortale partì da una carabina e quel giorno nel gruppo di cacciatori erano in due ad imbracciare un’arma del genere. Meo era quello più vicino e la sua posizione si è rivelata compatibile con la traiettoria del colpo. Il proiettile potrebbe essere stato deviato da qualche ostacolo. L’indagato e la vittima facevano parte della stessa comitiva e quella non era certo la prima battuta di caccia insieme.
La tragedia non fu scoperta subito, ma al momento di tornare a casa. Costanzo non si trovava. I colleghi, dopo aver provato inutilmente a rintracciarlo via radio, cominciarono a setacciare la collina e, poco dopo, fecero l’amara scoperta.La tragedia sconvolse la piccola comunità dell’Alto Vastese. «Ancora oggi la famiglia di Costanzo è sconvolta», dice l’avvocato Colella. «Ripeto, è stata una vicenda dolorosissima per tutti e molto delicata che ha impegnato molto gli investigatori. Ora è arrivata la sentenza di primo grado che ha tenuto conto di un lungo e laborioso lavoro di indagine», ha concluso la parte civile. (p.c.)
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