Cacciatore ucciso, l’amico a processo

Torrebruna, rinviato a giudizio per omicidio colposo. La difesa: «Solo una fatalità». La famiglia della vittima chiede i danni
TORREBRUNA. Finisce a processo per il tragico incidente di caccia. Il giudice per le udienze preliminari ha rinviato a giudizio Roberto Meo, il cacciatore cinquantenne di Castelguidone ritenuto responsabile della morte accidentale dell’amico, Nicola Costanzo, 58 anni. L’uomo morì il 2 novembre 2014, nel corso di una battuta di caccia al cinghiale alla periferia di Guardiabruna.
L’unico indagato per la morte dello sfortunato cacciatore è comparso ieri davanti al gup Anna Rosa Capuozzo. Ascoltate le parti, il giudice ha disposto il rinvio a giudizio dell’indagato per omicidio colposo. L’udienza è stata fissata al 22 giugno. L’uomo è molto provato. Nicola Costanzo era un amico al quale Meo voleva bene. L’avvocato Giovanni Cerella insiste sull’accidentalità dell’evento e sulla possibile deviazione del proiettile da parte di un corpo estraneo.
Prima di arrivare davanti al Gup le perizie sono state lunghe e accurate. Per ricostruire la scena è stato disposto anche un incidente probatorio con l’utilizzo di un manichino. L’autopsia, eseguita dal medico legale Pietro Falco, ha accertato che Costanzo è morto in seguito a un colpo di fucile che ha determinato lo «sfacelo della zona encefalica» del cranio. Il colpo di fucile ha raggiunto Costanzo sul lato sinistro della testa. Gli investigatori hanno ricostruito la traiettoria del proiettile, accertando la distanza da cui è partito il colpo e il tipo di munizione e risalendo al punto da cui il colpo venne sparato. L’indagato e la vittima facevano parte della stessa comitiva e quella non era certo la prima battuta di caccia insieme.
La tragedia vene scoperta al momento di tornare a casa. Costanzo non si trovava. I colleghi, dopo aver provato inutilmente a rintracciarlo via radio, cominciarono a setacciare la collina e, poco dopo, fecero la macabra scoperta. La triste vicenda sarà rivissuta il prossimo 22 giugno davanti al giudice monocratico Italo Radoccia. La moglie e i tre figli di Nicola Costanzo si sono costituiti parte civile. A rappresentarli sarà l’avvocato Guido Colella che ieri mattina era presente all’udienza preliminare. Sono passati quasi due anni dalla tragedia ma sia Castelguidone che Torrebruna continuano a seguire la vicenda con grande attenzione. Sia la vittima che l’accusato sono persone stimate e benvolute. «È triste che questa brutta storia sia capitata a due amici», commenta un anziano in paese. (p.c.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA

