Cade dal belvedere e muore a 39 anni

12 Novembre 2020

La vittima è Luca La Rovere. Scatta l’inchiesta: la verità dall’autopsia. Un testimone: l’ho visto sporgersi dalla balaustra

CHIETI. L’orologio che aveva al polso si è fermato alle 9.55 di ieri. È quello l’orario della morte di Luca La Rovere, 39 anni di Pretoro, con problemi di tossicodipendenza, precipitato dal belvedere della villa comunale di Chieti e trovato da un passante sul marciapiede della sottostante via Ricci. Un volo di quasi 5 metri che non gli ha dato scampo. Il sostituto procuratore Giancarlo Ciani, che coordina le indagini della polizia, ha aperto un’inchiesta per scoprire il perché della tragedia avvenuta nel cuore della città. Al momento si esclude l’omicidio e restano aperte due piste. La prima: La Rovere, forse in preda alle allucinazioni per l’assunzione di sostanze stupefacenti, potrebbe essersi sporto troppo dalla ringhiera o addirittura averla scavalcata, perdendo poi l’equilibrio e cadendo. La seconda ipotesi: un gesto volontario. Decisivi saranno i risultati dell’autopsia ordinata dalla procura e affidata al medico legale Pietro Falco. Prima dell’esame, però, bisognerà attendere l’esito del tampone per escludere la positività al Covid.
LA RICOSTRUZIONE L’allarme scatta alle 10 in punto: La Rovere, faccia a terra, presenta una vasta ferita alla fronte, perde sangue e ha il gomito fratturato. In via Ricci si precipita un’ambulanza del 118, ma non c’è niente da fare. Sul posto arrivano anche i poliziotti della volante diretti dal vice questore aggiunto Antonello Fratamico, gli investigatori della squadra mobile con il commissario Nicoletta Giuliante e l’ispettore superiore Nicola Di Nicola, i vigili urbani, il medico legale e il pm di turno. La vittima indossa la mascherina, un giubbino granata e un paio di pantaloni verdi. L’identificazione è immediata perché l’uomo, oltre al cellulare, ha con sé la carta d’identità e il codice fiscale. Il corpo è accanto al muraglione e, fin da subito, le lesioni sono ritenute compatibili con una caduta dall’alto, ovvero dal belvedere intitolato ad Ettore Troilo, alle spalle del museo archeologico nazionale. C’è una telecamera del Comune con l’obiettivo in direzione del punto in cui è avvenuto il dramma, ma non funziona. I poliziotti della scientifica repertano anche del terriccio e alcuni frammenti di vetro.
IL TESTIMONE Dai primi accertamenti viene fuori che un cittadino, poco dopo 7, mentre andava a lavoro e attraversava a piedi la villa comunale, ha notato La Rovere che camminava a scatti nella zona del monumento ai Caduti e, di tanto in tanto, si sporgeva dalla balaustra per guardare giù. Gli investigatori ascoltano anche i parenti. Emerge così che, martedì pomeriggio, alcuni vicini di casa di La Rovere avevano telefonato al 112 dopo che il 39enne, alle spalle numerose denunce, aveva citofonato alla loro abitazione in stato confusionale introducendosi nella proprietà. Sul posto, oltre ai carabinieri, era intervenuta anche la sorella. Quest’ultima, ipotizzando che il fratello avesse assunto sostanze stupefacenti, lo aveva accompagnato all’ospedale di Chieti e si era poi allontanata. Ma Luca non è mai entrato in pronto soccorso.
IL CELLULARE Per ricostruire le ultime ore di vita della vittima e scavare tra i suoi contatti, anche nel mondo della droga, sarà decisiva l’analisi del telefonino sequestrato dalla polizia. La Rovere ha fatto l’ultima chiamata alla madre, intorno alle 9 di ieri. Ma lei non ha notato nulla di diverso rispetto al solito. Ora saranno visionate anche le immagini del sistema di videosorveglianza del museo.
L’INCHIESTA Le possibili ipotesi di reato sono istigazione al suicidio e morte come conseguenza di altro reato, nell’eventualità in cui qualcuno abbia venduto a La Rovere la dose che gli ha fatto perdere il controllo prima della tragedia.