Cade in moto, risarcito con 131mila euro

1 Ottobre 2018

Giovane perde il controllo per la breccia e le erbacce lasciate su via Masci dopo i lavori. La sentenza: la Provincia doveva pulire

CHIETI. Era caduto mentre stava percorrendo via Masci con la moto «per la presenza di pietrisco e resti di sfalci di erba» ed era rimasto ferito. A distanza di 4 anni da quell’episodio, la Provincia è costretta a pagare il conto dell’incuria: più di 130mila euro per non aver rimosso dall’asfalto «brecciolino e ramaglie derivanti da recenti opere di sfoltimento delle erbacce». Secondo la sentenza che condanna la Provincia a risarcire il motociclista di 35 anni, «tutto ciò rendeva pericolosa e scivolosa la strada». E dalla sentenza emerge che, nella causa davanti al tribunale di Chieti, la Provincia non si è neanche presentata: «Non si costituiva in giudizio la Provincia benché ritualmente citata», così dice il documento. Significa che la Provincia ha rinunciato a difendersi. E adesso paga, tagliando i 130mila euro dalle somme a disposizione per riparare le strade ricoperte di buche.
L’INCIDENTE. L’incidente risale al 6 agosto del 2014 e, secondo la sentenza firmata dal giudice Camillo Romandini, la responsabilità della Provincia è «palese quale titolare e custode della strada che non aveva provveduto alla adeguata e tempestiva manutenzione». Dalla ricostruzione del motociclistica caduto, assistito dagli avvocati Silvio Di Domizio e Maria Rita Salute, e dal verbale della polizia municipale intervenuta per i rilievi, così dice la sentenza, «si evince in modo inequivocabile che la strada presentava anomalie consistenti in cospicuo pietrisco e/o brecciolino unitamente a sfalci e/o ramaglie derivanti da recenti opere di sfoltimento delle erbacce». Vuol dire che qualcuno aveva fatto dei lavori ma, poi, aveva lasciato sporco.
MANUTENZIONE ASSENTE. La Provincia avrebbe dovuto tenere pulita via Masci: «La Provincia avrebbe dovuto provvedere alla corretta e adeguata manutenzione della strada non essendo stata peraltro fornita», recita la sentenza, «prova alcuna dell’interruzione del nesso di causalità quale derivante dalla condotta dello stesso attore (il motociclista, ndr) o da fatti non attribuibili ad essa convenuta». Questo passaggio mette nero su bianco che la Provincia, se si fosse costituita nel giudizio, avrebbe potuto tentare di discolparsi con una propria versione o almeno limitare la spesa. Ma l’ente è rimasto contumace nel processo e la condanna è stata quasi automatica. La sentenza si fonda sul classico principio dettato dall’articolo 2051 del Codice civile: «Ciascuno è responsabile delle cose che ha in custodia, salvo che provi il caso fortuito». Non essendo presente in aula, la Provincia non ha potuto dimostrare niente.
LA STANGATA. Sulla somma da risarcire, è stata una consulente del tribunale ad ammettere l’importo di 108mila euro «oltre rivalutazione monetaria, interessi legali e spese»: il totale ammonta a 131.471,63 euro a fronte di un lungo periodo di convalescenza e dolori persistenti in grado di mettere a rischio «una vita di relazione e quotidiana tranquilla». CORTE DEI CONTI. Il consiglio provinciale ha dato il via al pagamento dell’importo come debito fuori bilancio: come accade in questi casi, la delibera arriverà alla Corte dei conti che potrebbe, poi, chiedere alla Provincia il perché della mancata costituzione a fronte di una richiesta risarcitoria così ingente.