Caffè, aperitivi e pranzi ai tavoli «È questa la città che vogliamo»

Primo giorno di zona gialla: torna l’atmosfera rilassata delle strade pronte ad accogliere anche i turisti Baristi e ristoratori: «Finalmente un salto in avanti importante per noi, nessuna paura di ricominciare»
CHIETI. Spuntano un po’ dappertutto, dal centro storico allo Scalo, e donano alla città quell’atmosfera rilassata da meta turistica. I tavolini, ancora di salvataggio per bar e ristoranti che da ieri possono tornare a servire purché all’aperto, fanno sempre più capolino nelle piazze, sotto i portici e persino sui marciapiedi della città. E i teatini non vedevano l’ora di poter tornare a sedersi per un pranzo, una cena, seppure con finale anticipato a causa del coprifuoco, un aperitivo o un semplice caffè.
«Basta con il caffè nei bicchierini di plastica, anche il caffè ha i suoi riti da rispettare e va preso nella sua tazzina», dice Massimo Serano che, sceso dalla sua bicicletta, si ferma al bar Nuova Teate di piazza Valignani, «Chieti con tutti questi tavolini sembra si sia come svegliata di colpo. L'effetto è un po’ strano, ma comunque bello». Concorda la barista Valentina Recchia: «Questa è una giornata importante», dice, «si riprende finalmente, anche se i clienti vanno serviti solo fuori dal locale». Al bar Bon Bon di piazza Vico oltre ai tavolini ci sono anche i palloncini colorati: qui si festeggia non solo il ritorno in zona gialla, ma anche la nuova gestione iniziata proprio nella giornata di ieri. «Non abbiamo paura di cominciare a lavorare proprio in questo momento così difficile a causa dell'emergenza sanitaria», dice il nuovo gestore Daniele Peca, «siamo ottimisti e confidiamo sulle grandi potenzialità di questa meravigliosa città».
E intanto i portici di corso Marrucino all’ora di pranzo si trasformano in angoli di eleganti ristoranti all’aperto, grazie al Gran Caffè Vittoria che prepara anche il pranzo. Ieri subito qualcuno ne ha approfittato. Porta Pescara, invece, anch'essa al riparo dalle auto grazie ai divieti della zona a traffico limitato, diventa cornice naturale per tavolini, ombrelloni e gazebo: l'area del centro storico prima dell’emergenza sanitaria viveva soprattutto grazie alla movida notturna ma ora, con il coprifuoco fissato alle 22, si è riprogrammata in attesa di poter sconfiggere il virus e tornare a vivere di notte.
Tavolini anche a Chieti Scalo, dove si nota subito un certo fermento. «I nostri clienti stanno chiamando da giorni per prenotare: vogliono festeggiare il ritorno della zona gialla», dice Matteo Di Nicola del ristorante Hanzo Nikkei, sushi-bar che si trova lungo la Colonnetta, «siamo andati avanti con asporto e delivery, servizi ormai rodati e che comunque continuano, ma poter tornare a servire i clienti è davvero una bella cosa». Tavolini sui marciapiedi della Colonnetta anche per il California Pokè Tropical Toast: «Noi abbiamo solo dieci posti all’aperto ma siamo comunque contenti», dice Michela D’Aurelio, «continuiamo ovviamente con i servizi di asporto e delivery che sono andati comunque bene durante i vari lockdown. Con il ritorno della zona gialla abbiamo anche cambiato gli orari di lavoro: ora facciamo orario continuato dalle 12 alle 22». Bar e ristoranti si attrezzano anche in via Piaggio, nel cuore della zona industriale cittadina. Al ristorante Tana libera tutti di via Piaggio, per i tre giovani camerieri Marianna Pagliarelli, Sara La Torre e Manuel Pace c’è aria di festa: «Finalmente ci siamo ripresi un pezzo di normalità», dicono, «non vedevamo l’ora. Speriamo non si debba tornare indietro. Sarebbe un incubo». Per Alex Stingu, studente di Chieti di 18 anni, ritornare indietro sarebbe «più che un incubo», dice mentre sorseggia una bibita con un amico seduto sotto il porticato del Barone di via Scaraviglia: «Ci hanno tolto la libertà, ci hanno tolto la scuola, ci hanno tolto gli amici: ci hanno tolto tutto». Il ragazzo studia Meccanica all’istituto professionale Pomilio e non ha affatto amato l’esperienza della didattica a distanza: «Via computer è difficile mantenere alta l’attenzione. Per noi è stata davvero dura. E poi io ho scelto una scuola tecnica dove ti insegnano praticamente un mestiere. Ma la pratica non la puoi fare via internet. Ecco perché a noi hanno tolto molto. Ci hanno tolto un pezzo di futuro, pregiudicando la possibilità di imparare bene un mestiere. Già è tanto difficile trovare un lavoro di questi tempi, se non possiamo neanche andare a scuola, la vedo davvero dura».

