«Calunnia, indagini incomplete»

9 Luglio 2015

Il processo contro Liani rinviato perché mancano atti importanti

CHIETI. Gianni Filippo Liani è accusato di calunnia nei confronti di alcuni carabinieri, il maresciallo Eugenio Marino, 53 anni, del comando stazione carabinieri assistito dall’avvocato Roberto Di Loreto; il maresciallo Armando D’Arpino, 44 anni, in servizio nella compagnia di Chieti, e l’appuntato semplice Cristian Paoloemilio, 41 anni, di Pescara anch’egli della compagnia, assistiti dall’avvocato Goffredo Tatozzi, e il maresciallo Luigi De Luca, 40 anni, di Policoro, in servizio nella compagnia dello Scalo, assistito dall’avvocato Mauro Faiulli. L’unico che non si è costituito è stato l’appuntato Fabio Segoni, 40 anni, di Pescara. Militari che Liani, difeso dall’avvocato Tino Innaurato, ha accusato di averlo pestato durante una perquisizione nella sua casa di San Giovanni Teatino nel febbraio del 2010. Il processo per calunnia contro di lui, iniziato lo scorso 24 giugno, è stato aggiornato non perché mancava il decreto di archiviazione, lo precisa lo stesso Liani al Centro, ma perché il giudice Luca De Ninis ha ritenuto che le indagini contro di lui, fossero incomplete per la mancanza di elementi di prova acquisiti nel procedimento che vedeva imputati i carabinieri. Elementi di prova contenuti nella relazione del consulente del pm, nei referti della guardia medica, del medico del carcere, del medico del pronto soccorso e nelle dichiarazioni di alcuni testimoni. Tutti atti necessari per valutare «la consapevole falsità delle accuse rivolte» ai carabinieri da Liani. Il giudice ha quindi disposto che il pm acquisisca il fascicolo e rinviato il processo.