Cambiano la serratura al ristorante, condannati

Atessa, due costruttori sotto accusa per esercizio arbitrario delle proprie ragioni Il gestore del locale è stato costretto ad abbandonare l’attività: ora chiede i danni
ATESSA. Hanno cambiato le serrature del locale affittato a un ristoratore, impedendo a questi di accedervi e costringendolo a cessare l’attività e a lasciare a casa i dipendenti. Due costruttori molisani sono stati riconosciuti colpevoli del reato di esercizio arbitrario delle proprie ragioni con violenza sulle cose e condannati a una pena pecuniaria. La vicenda risale al 16 maggio 2017, quando a Giuseppe Di Pasquale, titolare del ristorante Muzajk all’interno del complesso Vittoria in piazza Garibaldi, ad Atessa, venne impedito l’accesso al suo locale, regolarmente affittato. Franco Antonio e Alessandro De Francesco, titolari della De Francesco Costruzioni S.a.s., società che ha realizzato il complesso in cui si trova anche l’Auditorium Italia, avevano cambiato le serrature, impedendo all’affittuario anche di riappropriarsi del materiale all’interno del locale. Sembra che i due volessero far valere un preteso diritto nei confronti dell’affittuario ma, invece di ricorrere nelle apposite sedi giudiziarie, hanno agito di forza, cercando di farsi ragione da sé. Risultata vana la diffida a farsi consegnare le nuove chiavi, il ristoratore ha presentato denuncia.
A conclusione delle indagini, la Procura di Lanciano ha rinviato a giudizio i De Francesco per esercizio arbitrario delle proprie ragioni mediante violenza sulle cose in concorso tra loro. Nell’udienza con il rito abbreviato, richiesto dagli stessi imputati, il Got Vincenzo Chielli ha condannato i costruttori, assistiti dall’avvocato Piserchia, a 200 euro di multa ciascuno, oltre al risarcimento dei danni subiti da quantificare e liquidare in sede civile.
Nel giudizio Di Pasquale, assistito dall’avvocato Lorenzo Migliozzi, si è costituito parte civile con una richiesta, iniziale, pari a 100mila euro. Ma tutta la vicenda ha procurato danni morali, oltre a quelli patrimoniali, al ristoratore, il quale ha subito un profondo turbamento che ha inevitabilmente inciso sul suo benessere psicofisico e mentale. «Il mio assistito è stato costretto a cessare l’attività e a lasciare a casa sei dipendenti per l’impossibilità ad accedere ai propri locali», sottolinea l’avvocato Migliozzi, «ha ricevuto anche minacce di morte da alcuni fornitori e ancora oggi non riesce a recuperare beni aziendali nemmeno con l’ausilio degli organi giudiziari. E non è ancora rientrato in possesso neanche dell’immobile arbitrariamente interdetto, che nel frattempo è stato adibito ad illecita attività di ristorazione, non autorizzata e fiscalmente inesistente».

