Campo di tre ettari devastato dai cinghiali

10 Dicembre 2018

La protesta di un allevatore di Casoli finisce a Roma, D’Achille: «Così non possiamo più lavorare»

CASOLI. Qualche notte fa un branco di cinghiali gli ha devastato un campo di tre ettari coltivato a foraggio. La metà è ormai inservibile. Ma è una lotta quotidiana. Solo qualche giorno prima Cristian D’Achille, giovane allevatore di Casoli, era intervenuto all’assemblea nazionale della Cia (Confederazione agricoltori italiani) per lanciare un appello alle istituzioni sul problema della fauna selvatica e dei cinghiali. «Tre ettari di campo erano stati seminati due settimane fa, ora che i germogli stavano per nascere sono arrivati i cinghiali», racconta Cristian, 28 anni, che gestisce con il padre l’azienda agricola di famiglia a Piano Laroma, «almeno 1.500 euro sono andati in fumo. Tre anni fa distrussero un intero campo d’avena, il lavoro di un anno perso in una notte. Ma succede di continuo, a me come agli altri agricoltori del territorio. Ormai, per difendersi dai cacciatori, i cinghiali si sono uniti in branchi sempre più grandi, neanche i lupi riescono più ad aggredirli e anzi scendono a valle anche loro in cerca di bestiame». E i rimborsi per le colture distrutte non vanno oltre il 30% del danno subito. Di questa situazione, D’Achille si è fatto portavoce a Roma. «Dicono che noi giovani siamo il futuro di questo Paese, ma in queste condizioni è difficile avere un futuro dignitoso», dice l’allevatore, «ci dicono che non dobbiamo puntare più sui contributi all’agricoltura ma vivere del nostro prodotto, quando giorni e giorni di duro lavoro a volte vengono vanificati in una sola notte. Io conosco i sacrifici che ha fatto mio padre per portare avanti la nostra azienda e non voglio far morire tutto questo. Perciò va affrontato una volta per tutte il problema dei cinghiali. Ormai», continua Cristian, «è diventata una battaglia tra cacciatori, ambientalisti e politici, e chi ci rimette siamo noi agricoltori. Invece, bisognerebbe lottare insieme e combattere affinché la normativa venga rivista in modo da arginare questo fenomeno ormai fuori controllo. Si potrebbe pensare a qualcosa, ad esempio, per fermare la riproduzione di questi animali. Ma bisogna dare uno stop al fenomeno quanto meno per salvaguardare i prodotti degli agricoltori. In campagna non ci sono orari, le aziende sono ormai poche e guidate per lo più da persone anziane, perché i giovani sono scoraggiati ad avvicinarsi a questo settore. Serve un lavoro di squadra per dare un futuro all’agricoltura».
Stefania Sorge