«Campus estivi troppo cari per i disabili»

25 Maggio 2023

Protestano associazioni e famiglie con bambini in difficoltà. E Pompilio presenta un’interrogazione

CHIETI. Solo due posti a settimana, su quaranta disponibili, riservati ai ragazzi disabili nell’ambito del campus estivo “Giocando s’impara” organizzato dal comune di Chieti. Le famiglie, oltre alla quota, devono pagare anche il prezzo dei pasti e le ore dell’educatore che deve obbligatoriamente assistere i bambini con disabilità grave o nella norma, come previsto dalla normativa di riferimento: un totale di circa 832 euro a settimana per il servizio completo.
A fare i conti è la consigliera di Azione politica, Serena Pompilio, che ieri ha analizzato la problematica con i rappresentati delle associazioni Federico Gallucci per Theate Magnum e Anna Gloria Di Leo per Inclusiamo.
«Le famiglie con bambini disabili, oltre ad avere una copertura limitata di posti assolutamente insufficiente, dovrebbero sostenere costi ultra onerosi corrispondendo una quota settimanale che varia tra gli 80- 105 euro, oltre il costo dei pasti e addirittura il costo assistenziale per l’educatore dedicato. Quindi secondo il comune di Chieti una famiglia con un disabile dovrebbe pagare circa 832 euro a settimana per il servizio completo per un totale di circa 3.328 euro al mese per portare il bambino a un campus estivo comunale».
Le associazioni raccontano che, dopo ripetuti incontri con l’amministrazione comunale, non hanno avuto riscontri «sensibili e concreti alle necessità evidenziate dalle famiglie con bambini in difficoltà». Per questa ragione Pompilio ha presentato un’interrogazione al sindaco Diego Ferrara e all’assessore competente «per conoscere nel dettaglio se ci sono somme accantonate dall’ente per aiutare i minori disabili e le loro famiglie che altrimenti sarebbero altamente discriminate ed escluse da un servizio per loro essenziale». La consigliera chiede anche quali siano, nel dettaglio, i costi assistenziali dell’educatore dedicato per il minore disabile posti a carico delle famiglie e e se vi sono differenziazioni tra disabili come previsto dalla legge. «Chi aiuterebbe i genitori che lavorano durante il periodo estivo», insiste, «se non si attiva il Comune? Dove sta l’attenzione verso i più deboli? Quale è l’apporto del Comune alle famiglie in difficoltà? Peccato che si debba sempre utilizzate lo strumento delle interrogazioni per generare attenzione». (y.g.)
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