Cancellata la maxi multa da 1,5 milioni

Imprenditore avicolo vince il contenzioso con l’Agenzia delle Entrate dopo 13 anni: le cartelle esattoriali erano sbagliate
CHIETI. «Gentile contribuente, l’Agenzia delle Entrate ha comunicato di aver provveduto all’annullamento totale degli avvisi di accertamento e delle conseguenti cartelle esattoriali emesse». Poche righe per cancellare una multa da un milione e mezzo di euro per evasione fiscale che l’Agenzia delle Entrate aveva inviato all’imprenditore teatino Angelo Sulpizio, proprietario di uno degli allevamenti di polli (settore avicolo rurale) più grandi d’Italia. A comunicare la notizia a Sulpizio è una lettera del 29 maggio scorso a firma del garante del contribuente abruzzese, Augusto Pace, a cui l’imprenditore si era rivolto nel 2012, quando l’Agenzia delle Entrate non voleva saperne di revocare la multa di 932.983,66 euro, poi lievitata fino a 1,5 milioni. Era stato l’ex garante Giuseppe Greco a prendere in mano la questione e nel 2015, dopo una dettagliata istruttoria, ad accogliere le ragioni di Sulpizio assistito dall’avvocato Gianluigi Di Tizio. A gennaio 2015 Greco aveva chiuso l’istruttoria concludendo per «la sussistenza dei presupposti legittimanti l’annullamento di ufficio degli atti impositivi, attesa la loro illegittimità per errore sul presupposto dell’imposta». Ci sono voluti, però, altri 5 anni di solleciti perché l’Agenzia delle Entrate decidesse di annullare le cartelle. «Sono stati 13 anni da incubo», commenta Sulpizio che in città è conosciuto come “il guerriero”. «Basti pensare che il giorno dopo aver appreso la notizia mi sono sentito male e sono finito in ospedale per pancreatite da stress».
I guai dell’imprenditore partono però prima dell’accertamento dell’Agenzia delle Entrate. Il grande allevamento che la famiglia Sulpizio ha messo in piedi attraverso tre generazioni finisce in ginocchio nel 2006 quando in Italia scoppia l’aviaria, epidemia infettiva che colpisce diverse specie di uccelli selvatici e domestici. Il mercato subisce un blocco e Sulpizio non ha più neanche i soldi per dare da mangiare ai polli. Protesta riempiendo piazza San Giustino con 500 polli. Le istituzioni gli promettono aiuti, che poi non arrivano. Passata l’emergenza aviaria, la ripresa del lavoro è difficilissima: Sulpizio apre una seconda società, diversa dalla prima, ma al primo giorno di attività arriva il controllo della guardia di finanza che non si accorge che la vecchia società è rimasta inattiva. A causa di sviste e problemi documentali dovuti al particolare momento post-aviaria, sembra che la vecchia società stia continuando a lavorare senza pagare le tasse, mentre a portare avanti l’attività è invece la seconda società che, come accerta il garante del contribuente, «ha operato regolarmente». Ecco così spiegato «l’errore sul presupposto dell’imposta» rilevato dal Garante. Peccato che per accorgersene ci siano voluti 13 anni.

