Canestri, jazz e palestra «Sfide e amori alla Villa»

Assunta Menna, un passato sui campi di basket e il presente da cantante: «Senza lo sport non saprei stare, ma la musica è il filo conduttore della mia vita»
CHIETI. «Proprio il jazz mi ha fatto capire come l’improvvisazione rappresenti il filo conduttore della mia vita. In tutte le attività le cose migliori sono state quelle in cui ho potuto, appunto, improvvisare. Nello sport, nella musica e, magari, anche in cucina. Il meglio di me scaturisce da un istinto naturale, sempre però supportato da una preparazione di base». E l’istinto porta Assunta Menna a raccontare la sua storia davvero dall’inizio. «Mio padre Donato suonava il violino mentre mia madre Laura mi dava alla luce e la musica ha sempre continuato a suonare dentro di me legando tutte le lingue che ho parlato».
LE RAGAZZE DEL BASKET. Parole che, a metà anni Sessanta, la vedono, giovanissima, primeggiare nelle gare di atletica per poi passare al basket nel Cus Chieti di Gino Di Tizio. Si sfoglia una pagina importante della pallacanestro cittadina, scritta da tanti ragazzi, al campo all’aperto della Villa comunale, epicentro di un mondo che ha accompagnato diverse generazioni. Assunta era brava, forse la più brava. Se ne accorgevano subito tutti, magari anche coloro che, al tempo, coglievano l’occasione solo per ammirare qualche bella ragazza in pantaloncini corti. «Ho ricordi indelebili di quel periodo. Eravamo un bel gruppo, c’erano Luisa Rebeggiani, Maretta Manzi, Luciana Di Nisio, Alba Pieri e tante altre ancora. Si giocava sempre, anche fuori dagli allenamenti, e si vinceva spesso. Fino ad arrivare in serie B. La squadra cresceva e ci fu spazio anche per qualche bella esperienza all’estero».
DALLA VILLA AL BLU BAR. Il tutto mentre la vita della città si allungava nelle “vasche” tra corso Marrucino e la stessa Villa comunale. «Dove c’erano gli “archetti” per i primi approcci amorosi mentre la zona del laghetto iniziava a indicare un certo impegno. Per poter poi dire che due ragazzi “stavano insieme”, bisognava però coglierli sul fatto, rappresentato da una passeggiata nella parte superiore del parco. Poi la cioccolata al Caffè Colombo sotto i portici, le grandi comitive e, alla domenica pomeriggio, le feste da ballo nelle case dove bastava qualche vinile, comprato al negozio di dischi sotto casa mia, per creare la giusta atmosfera. L’estate ci si trasferiva tutti a Francavilla al Mare dove in piazzale Sirena, al Blu Bar, si esibivano diversi complessi musicali. Anni strepitosi che ho sempre vissuto con la mia “anima pop”, poco incline, nelle amicizie, ad ogni forma di differenza, sia culturale, sia legata all’estrazione sociale». Un anno lontano dall’ambiente di sempre. Quello in cui Assunta, mentre frequentava l’Isef, giocò in serie A1 a Roma. Ma si torna a casa, anche perché c’è un ragazzo che le interessa in maniera particolare. «Per forza. Era bellissimo. Lo è ancora. Un bravo architetto, si chiama Roberto Mascarucci ed è mio marito da quasi 43 anni». Giusto così. Per l’insegnante di educazione fisica Assunta Menna, intanto, le prime esperienze scolastiche e quelle in diverse palestre cittadine.
ARRIVA L’AEROBICA. Siamo entrati di slancio negli anni Ottanta con Jane Fonda a rivoluzionare il mondo del fitness con la sua ginnastica aerobica e bisogna frasi trovare pronti, sempre improvvisando ma non troppo, nel cercare e trovare i propri spazi. «Come quelli di una palestra a Porta Pescara dove l’amico e collega Vittorio Quaglietta mi mise a disposizione una sala nel primo pomeriggio. Arrivavo di corsa con uno stereo e si poteva cominciare. Ho studiato anche danza moderna cercando sempre di creare qualcosa di nuovo e coinvolgente per gli allievi che mi hanno accompagnato nel tempo». Fondatrice di alcune palestre, istruttrice in altre, con un suo popolo, estremamente eterogeneo, pronto a seguirla. Tra ragazze, ex ragazze e signore mature. «Sì, in massima parte donne con le quali spesso è nato un rapporto di amicizia. Anche oggi continuo a lavorare in alcune strutture con lo stesso entusiasmo e, naturalmente, con i miei metodi».
LAURA. Intanto resta comunque quella musica che parte da lontano. «Un giorno, mentre cantavo strimpellando il pianoforte, un musicista jazz mi invitò a studiare canto. L’ho fatto». Con estrema determinazione, arrivando alla rassegna “Donne in Jazz” per poi proseguire, assieme alla campionessa di ginnastica ritmica Fabrizia D’Ottavio, con spettacoli come “Corpo e Anima Project” ed arrivare, con il pianista Michele Di Toro e le evoluzioni di Valentina Caiano, a “Piano Voce Volo”, altro suggestivo progetto di musica in movimento. Armonia, bellezza e tutto esaurito, sia al Marrucino che al Flaiano. Nella primavera scorsa, l’uscita del cd “Laura”. «Un titolo scaturito in maniera spontanea con l’intenzione di lasciare un segno, una traccia di anni di attività a mia nipote che si chiama Laura come mia madre. Poi, forse, anche la necessità di vedere a che punto mi trovo». Un cd nel quale Assunta propone, con Paolo Trivellone, Claudio D’Amato, Jorge Ro e Paolo Pandolfi, ovvero lo Stardust Jazz Quintet, un bel repertorio, quattro ballad e quattro swing, quasi a racchiudere le emozioni dell’ascolto, da bambina, dei dischi jazz che lo zio faceva arrivare dall’America. Comunque sempre musica e movimento. Anche sull’asse attrezzato. «Vivo tra Chieti e Pescara dove abita mia figlia Maria. Sì», conclude, «trovo il tempo anche per fare la nonna». Improvvisando ? «Ovviamente. Ma sempre su solide basi. L’ho detto all’inizio». È vero.
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