Canzone diffamatoria contro Di Campli Condannato l’autore
Pezzo cantato durante una partita del Lanciano nel 2007 Il procuratore di Verratti e Mammarella si sentì offeso
LANCIANO. Quel ritornello “Tatò, Tatò, Tatò accostato in senso dispregiativo ai “gufi del Lanciano Calcio” diffuso allo stadio Biondi nel novembre 2007” il giudice Francesco Marino l’ha considerato diffamatorio nei confronti di Donato Di Campli, avvocato e procuratore sportivo di Marco Verratti, oltre che di Carlo Mammarella e altri giocatori non solo rossoneri, conosciuto con il soprannome di Tatone. Così ha condannato per diffamazione, al pagamento di 400 euro di multa e risarcimento danni a Di Campli di 5mila euro, Mario Berghella, l’autore del brano. Berghella, 60 anni di Lanciano, tifosissimo della Virtus, è noto in città per aver composto anche l’inno della squadra, “Rossonero”, cantato allo stadio dal campionato 2002-2003 fino al 2008.
I fatti risalgono al 25 novembre 2007, quando, nell’intervallo della sfida Lanciano- Lucchese, l’uomo fece passare all’impianto radio dello stadio Biondi il brano considerato diffamatorio. Ne scaturì un pandemonio. Di Campli presentò denuncia per diffamazione e l'ex procuratore di Lanciano Tullio Moffa dispose il sequestro del cd che conteneva il brano. Non solo, il tribunale del riesame di Chieti rigettò anche l'istanza contro il sequestro del Cd presentato dai legali del Lanciano calcio. Oltre al sequestro, Moffa inviò gli avvisi di garanzia per il reato di diffamazione aggravata a mezzo radio diffusione nei confronti dell'ex proprietaria del Lanciano, Patrizia Bernardi Patrizi e dell'allora amministratore Alfredo Di Paolo, rappresentati dall’avvocato Giacinto Ceroli, e di Mario Berghella difeso da Luigi Toppeta. «I tre in concorso hanno offeso la reputazione di Donato Amedeo Di Campli» ha sostenuto l’accusa «diffondendo dall’impianto radio dello stadio Biondi, un cd musicale in cui appellando quest’ultimo con il soprannome di “Tatò, Tatò, Tatò” nel ritornello si faceva riferimento in senso dispregiativo ai “gufi del Lanciano” e alla “vergogna” per chi tifa contro tale squadra. Con l’aggravante di aver commesso il fatto con il mezzo di pubblicità». Ieri è arrivata la sentenza del giudice che ha assolto con formula piena la Patrizi e Di Paolo ( perché il fatto non sussiste, ndc) e ha condannato Berghella a 400 euro di sanzione pecuniaria, al pagamento delle spese legali e al risarcimento di Di Campli, difeso dall'avvocato Alberto Paone, di 5mila euro.
Teresa Di Rocco
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