Caos movida in centro, appello dei residenti

Dopo la lettera dei parroci, il Comitato civico chiede interventi al Comune: «Qui non si vive più»
VASTO. Il rispetto di un’ordinanza risalente al 2015, maggiore decoro e meno schiamazzi. È quanto chiedono i residenti, intervenendo sul dibattito che si è aperto a Vasto sulle notti nel centro storico. Dopo l’appello lanciato dai parroci di Santa Maria Maggiore e San Giuseppe (meno alcol e ritorno nel corso delle festività alle tradizioni religiose), alle richieste di don Domenico Spagnoli e don Gianfranco Travaglini si aggiungono quelle di Roberto Del Borrello, referente del Comitato per il centro storico. Del Borrello ricorda che da almeno dieci anni i residenti chiedono all'amministrazione comunale di occuparsi del centro storico e delle esigenze dei residenti: «La vivibilità del centro di Vasto è stata chiesta al Comune in ben venti lettere. Spesso sono state chiamate anche le forze dell'ordine a causa del frastuono insopportabile. Capannelli di giovani si riuniscono davanti ai locali attratti dalla musica che viene diffusa ad alto volume. Le finestre di casa tremano e noi siamo costretti a chiamare i carabinieri». I cittadini chiedono che si applichi quanto disposto dall'ordinanza comunale: «Non è corretto pensare che dove c'è rumore vada la gente». Il comitato torna poi ad invocare decoro urbano, sicurezza, pulizia, parcheggi e viabilità sostenibile.
Il centro storico va rivitalizzato: non è concepibile, a parere dei residenti, che il centro di una città viva solo di notte e si alimenti di alcol e frastuono. Il comitato dei residenti invoca la riqualificazione delle principali piazze, definendo «scellerata» l'attuale politica urbanistica che avrebbe contribuito «a cancellare l'idea del centro urbano come punto focale della comunità, incontro di persone per scambi di esperienze umane e sociali».
Alle criticità elencate dal comitato si aggiungono quelle dei residenti dei vicoli compresi fra la cattedrale di San Giuseppe e Santa Maria Maggiore. «Il centro storico», lamentano le famiglie, «a causa dei fiumi di alcol consumati, è diventato un orinatoio. La prova è quello che è accaduto a Palazzo d'Avalos. Il Comune è stato costretto a chiuderlo per mettere fine alla riprovevole abitudine di usare l'androne del palazzo come bagno pubblico». (p.c.)
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