Capasso lascia il Museo per il Cda dell’ateneo

21 Luglio 2016

Dopo l’aut aut di 36 ore dato dal rettore il professore ha optato per il consiglio di amministrazione

CHIETI. Il professor Luigi Capasso si è dimesso da direttore del Museo Universitario, che lui stesso aveva fondato e portato a livelli che avevano ottenuto riconoscimenti nazionali e internazionali. Lo ha fatto entro le 36 ore che gli erano state concesse dal rettore Carmine Di Ilio per risolvere il problema di incompatibilità con la carica di consigliere di amministratore dell’Ateneo. Carica da cui era stato rimosso con delibere del rettore avallate da due prese d’atto del Senato accademico, provvedimenti tutti annullati dalla recente sentenza del Tar che, in attesa di pronunciarsi nel merito, ha contestato, tra l’altro, il fatto che al professor Capasso non era stato concesso di rimuovere l’incompatibilità scegliendo tra l’uno e l’altro incarico. Si ricorderà anche che la contestazione di incompatibilità venne presa dopo che il professor Capasso in sede di consiglio di amministrazione aveva preso posizioni contrarie alla gestione dell’ateneo da parte del rettore e della direzione generale. Il tutto, insomma, rientra nel clima di polemiche e contrasti che alla d’Annunzio ormai si respira.

Che cosa accadrà ora? Il professor Capasso non ha voluto rilasciare dichiarazioni, richiamandosi solo al contenuto della sentenza che ha stabilito, sia pure in linea provvisoria, il suo reintegro per evitare che si verifichino “danni irreparabili”, determinati dalla sua forzata uscita dal Cda, in attesa del pronunciamento nel merito. La prossima riunione del consiglio di amministrazione della d’Annunzio, prevista nell’ultima settimana di luglio, dovrebbe, salvo sorprese sempre possibili nel quadro che si è delineato nell’ateneo, vederlo di nuovo seduto tra i consiglieri, riprendendo il posto che gli era stato assegnato. Quello che potrà poi accadere è da tutto da scrivere, ma è certo che, per come si sta arrivando a questa situazione, si va incontro a fasi delicate di non facile gestione, con il concreto pericolo che a rimetterci sia una volta di più il buon nome della d’Annunzio, già esposta a diverse figure che non hanno certo esaltato il suo ruolo di fabbrica della cultura.

Intanto un danno è stato di sicuro fatto al Museo Universitario, che perde un direttore che negli anni era stato capace di far crescere la struttura fino a farla diventare un punto di riferimento importante per molti studiosi, arricchendola con nuovi interessanti spazi espositivi e raccogliendo dal territorio preziosi contributi e donazioni. Né vanno dimenticati i successi scientifici che il professor Capasso aveva ottenuto, grazie alla sua preparazione e al suo staff, e che hanno portato il Museo Universitario teatino più volte alla ribalta nazionale. Le dimissioni, formalizzate ieri anche se nella sentenza del Tar non si ravvisa, almeno in questo primo pronunciamento, l’esistenza di situazioni non sanabili di incompatibilità, aprono un vuoto che non sarà facile colmare.

Gino Di Tizio

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