Capocasa si difende in tribunale Ora rischia di essere interdetta

È indagata per l’acquisto, senza gara d’appalto, di un cuore artificiale voluto dal primario Di Giammarco Ma lei dice: mi era stata prospettata un’operazione urgente, ho dato l’autorizzazione dopo un’istruttoria
CHIETI. Si è difesa per un’ora e mezza Giulietta Capocasa, la direttrice amministrativa della Asl Lanciano Vasto Chieti accusata di abuso d’ufficio per l’acquisto di un cuore artificiale senza gara d’appalto. Ora il giudice Luca De Ninis, valutati gli elementi emersi dall’interrogatorio di garanzia, dovrà decidere se interdirla per sei mesi dai pubblici uffici, come richiesto dal pm Giancarlo Ciani.
L’INCHIESTA Capocasa è tra i sette indagati nell’inchiesta della guardia di finanza che ha portato agli arresti domiciliari il primario di Cardiochirurgia Gabriele Di Giammarco, gli imprenditori Maurizio Mosca e Antonio Pellecchia e l’agente di commercio Andrea Mancini, accusati di far parte di un sistema di corruzione in cui valvole e protesi cardiache venivano comprate senza bando a un prezzo doppio rispetto a quello di mercato e i dispositivi medici erano dissipati di proposito per fare lievitare i guadagni delle imprese fornitrici. In cambio, sostiene il pm, Di Giammarco avrebbe ricevuto l’arredo del proprio studio in ospedale per un valore di oltre 27mila euro, un soggiorno a Cuba di 13 giorni, il pagamento di cene in ristoranti rinomati, l’utilizzo gratuito di un posto barca al porto di Pescara e un viaggio a Lisbona di 4 giorni. Sono finiti nei guai anche il medico ospedaliero Daniele Marinelli, sospeso per un anno, e Tomaso Bottio, che non potrà esercitare la professione di chirurgo per 12 mesi dopo essere rimasto coinvolto nella morte di un paziente (deve rispondere di omicidio colposo insieme a Di Giammarco).
LE ACCUSE Ieri mattina, Capocasa ha risposto in tribunale alle domande del giudice De Ninis e del pm Ciani. Per l’accusa l’indagata, all’epoca dei fatti direttore generale facente funzioni, violando le norme, ha autorizzato l’acquisto dell’apparecchiatura Heart Mate 3 «in assenza di un preventivo, di una relazione medica che descrivesse il prodotto, di un’attestazione in ordine all’unicità del macchinario e di una delibera a contrarre della pubblica amministrazione». Così facendo, ricostruisce il pm, Capocasa ha procurato «intenzionalmente alla ditta fornitrice un ingiusto vantaggio consistito nel farle ottenere la possibilità di fornire l’apparato alla Asl senza alcun preventivo di spesa». Non solo: ha procurato a Di Giammarco «l’ulteriore utilità di consentirgli di impiantare per la prima volta il presidio medico, così da permettergli di accrescere il suo prestigio».
LA DIFESA Capocasa ha respinto le accuse, sostenendo che, in merito all’acquisto del macchinario, le era stata prospettata la necessità di effettuare con urgenza un’operazione. Poi, depositando anche della documentazione, ha riferito che la sua autorizzazione è arrivata dopo un’istruttoria nella quale sono stati coinvolti anche gli uffici amministrativi. La difesa ha sottolineato che il dispositivo medico, del costo di 95mila euro, non è stato mai pagato dalla Asl perché, nella fornitura, era presente una clausola legata al buon esito dell’operazione chirurgica e, nel caso specifico, il paziente al quale era stato impiantato il cuore artificiale è morto a distanza di alcuni giorni (da qui nasce l’accusa di omicidio colposo contestata a Di Giammarco e Bottio).
LE INTERCETTAZIONI Secondo l’accusa, invece, anche le intercettazioni telefoniche evidenziano «la consapevolezza della natura illecita dell’acquisto e l’intenzione di favorire gli interessi economici del professor Di Giammarco». In particolare, le stesse conversazioni fanno emergere «il particolare rapporto di fiducia» tra il primario e Capocasa. Nel dettaglio, in un colloquio, «dopo il rinvenimento di microcamere da parte della ditta di pulizie, la stessa Capocasa ipotizza che l’indagine riguardi proprio la fornitura anomala e che, non essendo ancora stata emessa la fattura, l’azienda fornitrice possa prestarsi a una contraffazione documentale utile ad entrambi gli interlocutori, facendo risultare che si sia trattato di una fornitura gratuita per uso compassionevole e “sistemando” il debito dietro lo schermo della fornitura di un altro dispositivo della medesima azienda». Adesso si attende l’ordinanza del giudice.

