Caporossi:«Non lo querelo Lui però mi ha oltraggiato»

CHIETI. Da Asl “cenerentola” ad Asl “principessa”. Questo il percorso che l’azienda sanitaria Lanciano Vasto avrebbe fatto sotto la regia dell’ex manager Michele Caporossi che si è sentito oggetto di...
CHIETI. Da Asl “cenerentola” ad Asl “principessa”. Questo il percorso che l’azienda sanitaria Lanciano Vasto avrebbe fatto sotto la regia dell’ex manager Michele Caporossi che si è sentito oggetto di un trattamento “oltraggioso e indecente” quando il direttore generale della Asl Lanciano Vasto Chieti, Francesco Zavattaro, ha chiamato in causa le “pesanti eredità del passato” (dai 50 milioni di passivo all’indomani della fusione delle due Asl teatina e frentana, agli appalti “irregolari” retaggio della gestione Caporossi). L’ex dg scende in campo, dunque, per “tutelare la mia onorabilità” e giura che la sua Asl “non nascondeva scheletri, né polvere, né segreti. Perciò trovo oltraggioso e indecente, a distanza di cinque anni, tirare in ballo la nostra gestione affibbiandole calunnie gravissime per giustificare inefficienze che appartengono a una storia successiva”. L’ex manager, ora a capo della Asl di Latina, mette in campo i suoi numeri: «Ho assunto la guida della Asl nel dicembre 2005 con un'eredità di oltre 65 milioni di euro di perdita, per lasciarla quasi 4 anni dopo con un attivo di 1,3 milioni di euro. Un risultato raggiunto, con una guerra agli sprechi e una paziente opera di revisione di gare e contratti, riportando nelle legittimità di procedure e norme tutti gli aspetti gestionali dell'azienda». Caporossi sarebbe stato pronto anche ad azioni legali, da cui però si astiene, dice, «convinto che la dignità degli uomini, prima ancora che manager, passi anche per comportamenti degni del compito che ci viene affidato. Negli anni di Lanciano Vasto», aggiunge, «davanti alle difficoltà, non ho mai fatto il nome dei miei predecessori, né delle eredità più o meno pesanti trovate». Stesso concetto, quest’ultimo, ripreso anche dall’onorevole del Pd, Maria Amato, che da primario di radiologia all’ospedale San Pio di Vasto ha lavorato con Caporossi: «Non l’ho mai sentito attribuire un fallimento o una difficoltà a "quelli di prima"», testimonia. La difesa di Caporossi da parte della Amato appare, punto per punto, come un atto di accusa alla gestione Zavattaro. Dal dialogo col territorio, che allora c’era nonostante i problemi ed evidentemente adesso manca: «In quegli anni non si è tolto un servizio senza spiegare alla popolazione il percorso alternativo». Al valore inclusivo della politica sanitaria di Caporossi: «Noi, era la parola chiave di quel periodo: noi, tutto il territorio, noi, tutti gli operatori, noi l'azienda. Noi Vasto e Lanciano in un percorso comune, Vasto confine e non periferia. Quel noi è stato vincente, non è né corretto né professionale gettare ombre su quella gestione per giustificare o minimizzare le proprie».
Arianna Iannotti

