Cardiochirurgia, il pm: il processo resti qui

Per i difensori degli imputati la competenza è di Pescara, la procura si oppone. Ora decide il tribunale
CHIETI. Il sostituto procuratore Giancarlo Ciani si oppone alla richiesta dei difensori dei sette imputati di spostare da Chieti a Pescara il processo sul giro di corruzione scoperto nel reparto di Cardiochirurgia dell’ospedale Santissima Annunziata, un «sistema» andato avanti dal 2011 all’ottobre del 2019. Il tribunale, «considerando la complessità della questione e la mole della documentazione da esaminare ai fini della decisione», ha aggiornato l’udienza al 29 marzo. Sotto accusa, davanti al collegio presieduto da Marcello Cozzolino (giudici a latere Enrico Colagreco e Giulia Colangeli), ci sono l’ex primario Gabriele Di Giammarco, pescarese di 64 anni, gli amici imprenditori Antonio Pellecchia, teramano di 58 anni, e Maurizio Mosca, 67enne di Macerata, Andrea Mancini (47), dipendente pescarese di Pellecchia, e il medico di Campli Daniele Marinelli (37), tutti accusati di corruzione nell’ambito di un sistema illecito che – secondo il pm – consisteva in acquisti fatti senza gare d’appalto, anche in cambio di viaggi e regali. Andrea Tisselli, 55 anni di Pescara, all’epoca dei fatti dirigente dell’unità operativa governo dei contratti di servizi e forniture della Asl, deve invece rispondere di abuso d’ufficio, falso ideologico e turbata libertà del procedimento di scelta del contraente. Nei guai è finito pure il cardiochirurgo vicentino Tomaso Bottio (53) – in concorso con Di Giammarco – per «falsità materiale commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici» e omicidio colposo «con l’aggravante della colpa cosciente» in relazione alla morte di un paziente.
Secondo il pm, l’accordo corruttivo risale già al 2011 con le «interlocuzioni» tra Di Giammarco e Mosca avvenute nel reparto di Cardiochirurgia: già questo, in base alla tesi dell’accusa, è sufficiente per radicare la competenza a Chieti. Per le difese, invece, il primo episodio di corruzione contestato è legato a un biglietto aereo per Cuba che Pellecchia avrebbe acquistato a Di Giammarco. Il biglietto, emesso da un’agenzia di Montesilvano, è stato poi inviato sulla mail dell’ex primario, che risiede a Pescara. Di conseguenza, per i legali, la competenza territoriale è del tribunale del capoluogo adriatico sia se si considera il luogo dove è avvenuta la prenotazione sia quello in cui Di Giammarco ha ricevuto il biglietto. Il pm ha depositato documentazione per dimostrare che, quando Di Giammarco ricevette il biglietto sulla posta elettronica, era a lezione a Chieti. I sette imputati sono difesi dagli avvocati Guglielmo Marconi, Cristiano Sicari, Gianfranco Iadecola, Leonello Brocchi, Emanuele Fragasso, Vincenzo Di Girolamo, Danilo Di Rocco, Emanuele Calista, Claudia Tambone, Renato Perticarari e Andrea Netti. Si sono costituiti parte civile la Asl, assistita dall’avvocato Barbara D’Angelosante, e i familiari del paziente morto in ospedale, rappresentati dagli avvocati Italo Colaneri, Cristina Di Renzo, Alessandro Mascitelli, Angelo Pettinella e Goffredo Tatozzi. (g.let.)

