Cardiochirurgia, primo bypass

Con un intervento “aorto coronarico” il professor Di Giammarco battezza la nuova palazzina
CHIETI. «Ho finito di operare qualche minuto fa. É andato tutto bene e nel reparto c’è entusiasmo per la nuova sede di Cardiochirurgia». Sono passate le 17 e il direttore di Cardiochirurgia, Gabriele Di Giammarco, ha appena eseguito con la sua equipe un intervento di bypass aortocoronarico. Un intervento complesso ma per la divisione teatina all’ordine del giorno. C’era fermento ieri nei locali nuovi di zecca con chirurghi, infermieri e tecnici alle prese con le nuove aree del polo cardiologico, dotate di impianti e strumenti della più alta tecnologia. Sembrava una meta quasi impossibile da raggiungere quella di aprire la palazzina bianca che svetta tra le altre tra le varie strutture del policlinico di via dei Vestini. Ma alla fine dopo 22 anni dal primo progetto la nuova Cardiochirurgia è diventata una realtà.
Ora nei primi tempi si farà una operazione al giorno, poi due e poi tre. Come lo stesso Di Giammarco ha detto. Ma devono essere raggiunti ancora standard di personale medico e paramedico per lavorare a pieno ritmo.
Per questo che la direzione generale, anche alla luce delle nuove direttive dell’Europa che impone la riorganizzazione dei servizio, nella logica di turni necessarimante meno stressanti, ha promesso di bandire a gennaio 2016 i primi concorsi per potenziare il personale. Soprattutto paramedico lì addetti alle aree di terapia intensiva.
L’equipe di cardiochirurgia è composta dal direttore Gabriele Di Giammarco di Pescara, dai cardiochirurghi Mauriglio Di Natale, Massimiliano Foschi, Fabrizio Tancredi, Michele Di Mauro, Bruno Chiappini, Gerardo Liberti, Francesco Marchesani e Gino Dell’Orletta. Il professor Di Giammarco informa che a pieno organico i cardiochirurghi devono essere 20 così come il personale tecnico-infermieristico attualmente composto per nominare solo i responsabili da: Nicola Di Biase, un veterano, responsabile coordinatore infermieristico reparto degenza; Gianni Liberi, coordinatore tecnico perfusionista e Giuseppe Madonna coordinatore del blocco operatorio. Anche in questo settore, che Di Giammarco definisce l’ossatura del polo cardiochirurgico, qui servono più infermieri e tecnici per consentire più interventi e tornare allo standard di tre al giorno.

