Carichieti, 600 mila euro di sanzioni

La Banca d’Italia chiede dai 48 ai 54 mila euro a testa agli ex del Cda, anche i sindaci dovranno restituire 24 mila euro
CHIETI. Bankitalia chiede il conto agli ex amministratori di Carichieti. Non sono bruscolini 600mila euro di sanzioni. Ma c’è chi tira un sospiro di sollievo grosso quanto i 4 milioni di euro chiesti invece per il caso Banca Marche. Pericolo scampato, dice qualcuno dell’ex Cda i cui nove componenti, compreso l’ex presidente Mario Falconio, stanno in queste ore ricevendo le notifiche delle sanzioni. Si va da un minimo di 48 mila euro a un massimo di 54mila per ciascun ex consigliere. Per gli ex membri del collegio dei sindaci revisori dei conti la somma sanzionatoria scende a 24mila euro. Oltre a Falconio, il Cda, finito a settembre 2014 nel mirino del governatore di Bankitalia, Ignazio Visco e del ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, era composto da Fabrizio Fusco, Ennio Melena, Franco Caroli, Giuseppe Di Marzio, Giuseppe Martino, Vincenzo Farina e Sebastiano Nasuti. Omettiamo il nome del nono ex consigliere morto un paio di mesi fa. Dell’ex collegio sindacale facevano parte i professionisti Lucio Raimondi, Massimo Sergiacomo e il vastese Giovanni Smargiassi. Tutti hanno perso il proprio ruolo in banca dopo il commissariamento dell’istituto affidato in un primo momento da Bankitalia nelle mani di Riccardo Sora, affiancato poi da Salvatore Immordino e infine sostituito da Francesco Bochicchio. I commissari resteranno in banca, all’ultimo piano del quartier generale in via Colonnetta allo Scalo, almeno fino alla scadenza del 12esimo mese, quindi fino a settembre, periodo previsto d’amministrazione straordinaria (salvo una proroga di sei mesi) per sanare i conti, individuare nuovi partner per la ricapitalizzazione della storica banca teatina e quindi il nuovo management. Da mesi si rincorrono voci su quelli che potrebbero diventare nuovi azionisti da affiancare alla Fondazione Carichieti come la stessa Banca Intesa, che già detiene il 20 per cento del pacchetto, ipotesi che però si sta affievolendo, oppure altra Fondazione abruzzese, che non può che essere PescaraAbruzzo, o infine un’importante compagnia assicurativa.
Ma queste voci sono in continuo divenire. Si diffondono e vengono subito dopo smentite, anche se nessuno si azzarda a farlo ufficialmente. Come quella che vede interessati a Carichieti i pugliesi della Popolare di Bari, attori principali del salvataggio della Tercas e della controllata Caripe. Ma torniamo alle sanzioni che in queste ore stanno raggiungendo gli ex della Cassa teatina.
E’ l’atto conclusivo delle ispezioni avvenute nel 2014 che si sono concluse con nove contestazioni all’ex Cda e all’ex collegio dei revisori. Ciascuno dei diretti interessati ha quindi dovuto rispondere a Bankitalia con delle proprie controdeduzioni. Considerando che per ogni contestazione era prevista una sanzione di 6mila euro e che non tutti gli ex del Cda hanno avuto o avranno nelle prossime ore il “massimo della pena” che corrisponde a 54 mila euro, si può dire che, almeno in qualche caso, le controdeduzioni sono state ritenute valide da Palazzo Koch. Sugli ex amministratori resta però la spada di Damocle della cosiddetta azione di responsabilità che segue un canale diverso. Parte da una eventuale proposta dei commissari e viene decisa davanti al Tribunale delle Industrie. Per la Carife i commissari di Bankitalia hanno chiesto la cifra record di 300 milioni. Ma in Carichieti per ora non ci sono segnali così nefasti.

