«Carichieti, inchiesta a rilento»

Gli avvocati di quattro clienti truffati nel Vastese chiedono un’accelerazione ai giudici teatini
VASTO. Fallimento Carichieti. Partono i primi risarcimenti ma nel Vastese cresce la preoccupazione. Gli avvocati delle vittime invocano dalla Procura di Chieti l’accelerazione dell’inchiesta sulle obbligazioni subordinate. «I nostri clienti stanno vivendo momenti durissimi che stanno comportando anche danni psicologici. Sappiamo che l’indagine è in mano a magistrati competenti, ma chiediamo la velocizzazione del caso», affermano gli avvocati Giovanni Cerella e Arnaldo Tascione. Quattro giorni fa Carichieti, il principale istituto di credito abruzzese, sottoposto a risoluzione nell’ambito del procedimento della discordia adottato dal Consiglio dei ministri il 22 novembre 2015, è stato dichiarato insolvente. Accolta dal tribunale civile di Chieti l’istanza presentata nei mesi scorsi dal commissario liquidatore del gruppo, Massimo Bigerna, che nella sua relazione ha indicato un attivo pari a zero dell’istituto di credito e 45 milioni di debiti.
Le vittime del Vastese delle obbligazioni subordinate Carichieti sono quattro. L'ultima è un noto impreditore che su consiglio di esperti aveva investito in obbligazioni 200mila euro e ora rischia di perdere tutto. L'imprenditore è disperato e si è affidato all'avvocato Arnaldo Tascione. Il penalista e il collega Giovanni Cerella sollecitano la velocizzazione della procedura. " La situazione è delicata.Per chi attende è penoso". Gli avvocati condividono inoltre le dichiarazioni di Fabrizio Di Stefano che chiede spiegazioni alla Banca d'Italia ed ha annunciato una interrogazione parlamentare in proposito. La Procura vastese è stata la prima lo scorso inverno ad affidare alla guardia di finanza il compito di acquisire la documentazione necessaria. Le vittime del Vastese sono una vedova che, dopo la morte per incidente del marito, ha investito nei bond il rimborso dell’assicurazione (200mila euro), una pensionata di Vasto che ha scoperto di avere perso 500mila euro, un imprenditore vastese seriamente ammalato che ha perso 250mila euro con cui avrebbe dovuto curarsi e, infine, un altro imprenditore che ha investito 200mila euro. Tutti e quattro hanno presentato un esposto in Procura. Tutti e quattro sono disperati dopo aver scoperto di essere rimasti senza risparmi per colpa delle obbligazioni subordinate, capitale di rischio azzerato con la fine della vecchia banca. «E la Banca d’Italia che ha fatto? I clienti sono stati indotti all’errore. La situazione per loro è delicatissima. Per questo auspichiamo una accelerazione dell’inchiesta da parte della Procura teatina».
Tutte le inchieste abruzzesi sono state riunite a Chieti perché è lì la sede legale dell’istituto di credito. «Per i nostri clienti anche un solo giorno è prezioso», dicono Tascione e Cerella. La vedova, l’insegnante in pensione e i due imprenditori vastesi hanno visto andare in fumo sia gli interessi che il capitale. La guardia di finanza,attraverso i documenti, verificherà chi, sfruttando la fiducia dei clienti, ha fatto perdere loro tutto quello che avevano. «Le vittime hanno subìto anche un gravissimo trauma psicologico. Combatteremo affinchè non perdano tutto», concludono Cerella e Tascione.
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