Carichieti, provvedimenti pronti?

Giorni di attesa nella banca commissariata, spunta lo spettro delle maxi richieste fatta alla Carife
CHIETI. Il clima di attesa di un imminente provvedimento di Bankitalia è palpabile nelle stanza della Carichieti del palazzo di via Colonnetta. A dieci mesi dal commissariamento della storica Cassa di Risparmio teatina, quindi dalla rimozione dell’ex consiglio d’amministrazione della banca presieduto da Mario Falconio e l’uscita di scena del direttore generale Roberto Sbrolli, i commissari straordinari inviati dall’Istituto centrale di via Nazionale a Roma starebbero per tirare le somme. E in banca, così come nelle stanza della Fondazione che ne detiene ancora il pacchetto di maggioranza, si fanno sempre più insistenti le voci di un’azione risarcitoria nei confronti dell’ex management. Fin qui sarebbe comunque un iter scontato che non prende di sorpresa nessuno. Tutti, nell’ambiente bancario, si aspettano entro l’estate una richiesta di danni verso gli ex, dopo che il procedimento di amministrazione controllata ha imboccato una strada in discesa con l’arrivo in città del secondo commissario straordinario, Francesco Bochicchio, che ha affiancato Salvatore Immordino a sua volta subentrato a Riccardo Sora. Ma c’è un precedente molto recente che sta creando un clima di suspance e tiene sulle spine gli ex amministratori di Carichieti. Il precedente si riferisce alla vicenda Carife su cui si è abbattuta, il 10 luglio scorso, un vera e propria stangata di Bankitalia. Oltre trecento milioni di danni suddivisi in 31 convenuti tra ex dirigenti, amministratori e sindaci revisori per sette anni di gestione della Cassa di Risparmio di Ferrara: questo raccontano le cronache degli ultimi giorni dei giornali finanziari. I commissari straordinari di Bankitalia – che già avevano inflitto sanzioni per oltre un milione e 71mila euro nei confronti dei componenti dell’ex Cda e gli ex revisori della Cassa ferrarese – hanno presentato il più salato dei conti in vista del termine del loro mandato.
Fare un parallelo tra le due banche in realtà non è possibile. Nell’istituto ferrarese, che vanta due secoli di storia, l’atto di citazione si riferisce a un arco di tempo ampio che va dal 2007 al 2013 sotto i Cda guidati dal cavaliere di Gran Croce Alfredo Santini prima e da Sergio Lenzi poi. Nel caso della Carichieti invece Palazzo Koch ha messo sott’esame il biennio 2012-2014. Ciò che è accaduto prima di questo periodo è già stato sanzionato, in seguito alla precedente ispezione, con pene blande e un consequenziale ricambio dei vertici. Le due vicende però si assomigliano per ciò che riguarda una serie di errori gestionali che avrebbero portato entrambi gli istituti a sopravvalutare le possibilità di recuperare i crediti più problematici, mettendo a rischio la situazione patrimoniale messa a bilancio dalla banca. Così dice Bankitalia. Nel caso di Carichieti basta citare le vicende Paglione e Carmine De Nicola.
L’attesa quindi si fa quasi parossistica, anche alla luce del recente pronunciamento del Consiglio di Stato che, dopo il Tar Lazio, ha respinto la richiesta di sospensiva del commissariamento presentata da Falconio e altri due ex del Cda.

