Casa di riposo, indaga anche la Finanza

Al setaccio i conti corrente di tre dipendenti indagati, caccia alle fatture per visite mediche agli anziani fuori dalla struttura
CHIETI. Dopo la polizia anche la Guardia di Finanza indaga sulla casa di riposo di piazza Garibaldi. Al setaccio i conti correnti di tre dipendenti indagati, e non solo di questi. Ed è caccia anche alle fatture per prestazioni mediche, da quelle oculistiche alle odontoiatriche, eseguite fuori dalla struttura sugli anziani ricoverati.
L’inchiesta condotta dalla pm, Lucia Campo, su ex Ipab, risparmi rubati a decine di degenti e quindi dipendenti infedeli, si allarga a macchia d’olio in questi giorni. E diventa anche argomento di discussione negli ambienti politici cittadini che, in qualche modo, sono indirettamente interessati alla vicenda.
A innescare le indagini è stato un esposto molto dettagliato che Ezio Tilli, presidente e legale rappresentante delle Ipab in provincia di Chieti, ha consegnato ai magistrati il 31 marzo scorso. Si parte dai conti correnti postali, anche di 51mila euro, svuotati dagli stessi anziani degenti senza però che ci fosse un motivo plausibile, e si arriva al furto vero e proprio, seppure per adesso ancora presunto, di somme più modeste, dagli 800 ai 1500 euro, custodite nella casa di riposo, che familiari dei ricoverati lasciano di tanto in tanto nelle mani, ritenute sicure, di alcuni dipendenti, per eventuali necessità quotidiane espresse dagli anziani assistiti nella casa di riposo. Somme sparite e che sarebbero state utilizzata, in un caso, persino per pagarsi un viaggio di piacere. Ma siamo ancora nel campo dei sospetti. Torniamo quindi ai libretti postali. Nell’arco di pochi mesi, al massimo un anno, un gruppo di nonnette assistite ai Cappuccini avrebbe ritirato qualcosa come 105 mila euro in contanti dai propri risparmi senza un motivo contingente e reale. Questo, in estrema sintesi, denunciava Tilli nell’esposto che ha fatto partire l’indagine. I libretti postale degli assistiti sono custoditi nella cassaforte della casa di riposo gestita e quindi controllata dalla direzione amministrativa. Ma proprio questa ha segnalato a Tilli il singolare fenomeno che, all’inizio di questa storia, riguardava solo cinque anziane e le loro richieste diventate sempre più frequenti di libretti di risparmio. Per verificare la segnalazione e tutelare gli ospiti della struttura, il presidente Tilli ha deciso di analizzare di persona i libretti postali scoprendo i ripetuti prelievi di somme di una certa rilevanza.
Si va dai 12.012 euro dell’anziana L.D., che fa il primo prelievo il 13 marzo del 2013 e l’ultimo esattamente un anno dopo, alla stessa somma ritirata sempre a marzo da un’altra ricoverata, fino ad arrivare a un libretto con oltre 55mila euro dove ora però di euro ne restano poco più di 2 mila. Che cosa ha fatto la ricoverata R.C. con 51.896 euro se è assistita nella casa di riposo a totale carico del servizio sanitario nazionale? Perché la sua compagna di stanza all’Ipab San Giovanni Battista ha ritirato alle Poste 17.085 euro? E come ha speso 13.950 euro la signora I.F. se anche lei è assistita, in tutto e per tutto, nell’istituto di Via Arniense-piazza Garibaldi? L’inchiesta risponderà a queste e a tante altre domande.

