Casa di riposo senza più fondi: «Attività sanitarie a rischio stop»

15 Marzo 2023

Gli istituti riuniti non riescono più a pagare gli stipendi ai 60 dipendenti e le fatture ai fornitori L’allarme dei sindacati Cgil, Cisl, Uil e Fiasl. Chiesto un incontro urgente a Regione, Asl e Comune

CHIETI. Assistenza sanitaria a rischio per i 94 pazienti (in massima parte anziani non autosufficienti, allettati e disabili) ospitati negli istituti riuniti di assistenza San Giovanni Battista. Stipendi in forse per i circa 60 lavoratori in servizio nella struttura della Asp 1, l’Azienda pubblica di servizi alle persone convenzionata con le Asl della Regione. Infine, ritardi nel saldo delle fatture ai fornitori che gestiscono i servizi esternalizzati. A lanciare l’allarme su un disagio diventato ormai cronico sono le sigle sindacali provinciali Fp Cgil, Cisl Fp, Uil Fpl e Fiasl.
I segretari Giuseppe Rucci, Gaspare Spoltore, Marco Angelucci e Gabriele Mancini paventano «il totale blocco dell’attività sanitaria» compresi i servizi minimi assistenziali che devono obbligatoriamente essere garantiti per legge ai tanti anziani, inabili e portatori di handicap accolti nella struttura. Per questa ragione hanno chiesto un tavolo di confronto urgente con il presidente della Regione Abruzzo, Marco Marsilio, con gli assessori regionali alle Politiche sociali e alla Sanità, con il direttore generale della Asl 2 Thomas Schael, con il sindaco di Chieti Diego Ferrara e con la stessa Asp per «trovare una solida e definitiva soluzione per definire una problematica sociale e sanitaria che si trascina da almeno dieci anni», si legge in una nota, «ridando, così, serenità e speranza ai tanti operatori assunti e certezza di adeguata assistenza agli anziani ricoverati». I sindacati riferiscono che della vicenda sarà informata anche la Prefettura di Chieti.
Le gravi criticità economiche e i problemi di liquidità finanziaria degli istituti riuniti, come ricostruito dal consiglio di amministrazione dell’ente e riferito dai sindacati, sono dovuti a «un atavico ritardo nell’incasso tempestivo delle quote di compartecipazione sociale a carico dei Comuni, mai puntuali nel loro adempimento», alla «mancata retribuzione da parte della Asl di Chieti di tante prestazioni di ricovero effettuate ma non riconosciute», determinando crediti non riscossi finiti al centro di cause pendenti e, infine, alla «inadeguatezza» della tariffa di ricovero stabilita dalla Regione nel 2002 «e da allora mai aggiornata al parametro Istat e al costo del personale che periodicamente, invece, vede rinnovare il proprio contratto a livello nazionale».
Il rischio, già dai prossimi giorni, è che l’azienda non riuscirà a rispettare i pagamenti richiesti dal Durc (Documento unico regolarità contributiva) tra stipendi da versare al personale dipendente e fatture da saldare ai fornitori per i servizi esternalizzati, causando così il blocco dell’assistenza sanitaria e mettendo in bilico la sopravvivenza stessa dell’istituto assistenziale. Un quadro drammatico che, se non risolto per tempo, «vedrà come sempre soccombere gli ultimi e più deboli ovvero lavoratori e pazienti ricoverati», rimarcano le sigle sindacali, chiedendo che «termini l’avvilente scaricabarile e il rimpallo di responsabilità» tra le istituzioni coinvolte.
©RIPRODUZIONE RISERVATA