Casarin, il teatino che sapeva sussurrare ai cavalli

Mario D’Alessandro racconta la vita di Nello e il suo addio Aveva 84 anni, a nove sali in sella per la prima volta
CHIETI. Saranno sempre nella memoria di tutti quei due cavalli lipizzani, bianchi, macchiati di grigio, gli zoccoli verniciati di nero, a lutto, con due collane degli stessi fiori posti sul feretro, intorno al collo sulle criniere ben pettinate, immobili, quasi consapevoli di dover onorare con silenziosa compostezza il loro padrone, Nello Casarin, addormentato per sempre in una bara di legno chiaro con un bassorilievo dell'Ultima cena, in un tiepido pomeriggio d'aprile.
Tutt'intorno i familiari, i parenti anch'essi silenziosi, a ricevere, dinanzi alla casa di Via Manoppello la vicinanza affettuosa degli amici, dei vicini, di quanti hanno voluto testimoniare la loro partecipazione al cordoglio di tutti.
Si scambiano abbracci e condoglianze nei confronti della moglie Adele Febbo, già tutta avvolta nelle gramaglie del lutto, delle figlie Teresa con Giuseppe Mantini e il figlio Danilo, già con la divisa di equitazione pronto a prendere il posto del nonno per seguirne le orme dietro ai cavalli; Sandra col marito Enrico Zampieri e il figlio Simone, anch'essi presi dalla stessa passione del nonno, del cognato Remo Febbo, animatore della cerimonia di onoranze funebri, con la moglie Lidia Forlini e i figli Giovina, Angelo, Luca e i sei nipoti, ed il fratello di Nello, Mario Casarin, muto nella mestizia del volto segnato dall’età e dalla scarsa salute, ora vedovo risposato, con i quattro, di cui due deceduti, Aldo e Fausto e gli altri due William e Walter i tanti cugini e cugine, nipoti, pronipoti.
E veniva da immaginare che nel silenzio del momento, intorno a quella scena di dolore e tristezza condivisa, affacciati da qualche angolo delle estese verdi praterie del Cielo, anch’esse popolate di cavalli, ci fossero il papà di Nello, Alessandro, imparentato con la famiglia Di Berardino, quella delle fornaci, che aveva fatto guadagnare anche al figlio il soprannome di "Nello de Cannone"; la mamma Maria Teresa Casarin e i tanti fratelli, Giacomo, Nino, Vittorio, Gino, Lucia, Antonietta, Francesco, Orlando e la figlia Gioia scomparsa tre anni prima come il marito Antonio Addimilio, lasciando le figlie Sara, sposata con Giuseppe Paloso che alla figlia ha imposto il nome della madre Gioia; e Federica e Francesco, ancora nell'angoscia. E su tutto quei due cavalli, immobili, quieti, Bolero e Lillo, i più amati da Nello Casarin, che ha vissuto una vita intera a curare i suoi adorati animali, cavalcandoli, guidandoli a cassetta su carrozze per cerimonie, su carretti e traini per motivi di lavoro, quale carrettiere che non ha mai rinunciato ai suoi veicoli pur con la prevalenza degli autocarri e camion, nell'inevitabile ammodernamento dei mezzi di trasporto.
Pur nel dolore del momento Adele Febbo ha voluto così testimoniare la sua riconoscenza: «Non avrei mai potuto affrontare questo difficile periodo, cominciato dal 25 novembre, se non avessi avuto il sostegno e la vicinanza nell'assistenza del mio Nello, da parte di mio fratello Remo, e anche dei figli, i nipoti, cognate e cognati e generi, e tanti altri familiari che porto nel cuore gratitudine».
Ma Nello Casarin con le sue armoniose carrozze ha animato Prime comunioni, fastose cerimonie di nozze, divertenti feste di carnevale, tradizionali feste popolari come quella dei Banderesi a Bucchianico, spensierate scampagnate in famiglia e tra amici, sempre con l'eleganza professionale del cocchiere che deve dare tono alla manifestazione di cui è stato chiamato ad essere parte fondamentale.
Nato a Chieti il 19 febbraio 1931, già a nove anni aveva fatto la propria scelta di vita, dedicandola a cavalli, interrompendola soltanto dopo 75 anni di dedizione appassionata, quando la malattia gli ha impedito di continuarla, quando già aveva fatto progetti per il futuro, proporre funerali con carrozze tirati da cavalli, come ancora avviene in tante città come Napoli, ad esempio.
Si è dovuto accontentare di avere come guardie d'onore Bolero e Lillo al suo funerale, ultimi animali di una lunga serie di altri che lo hanno visto prima nella scuderia di casa in Via Manoppello, poi in quella provvisoria di Via Celano e quindi in Via Erasmo Piaggio per concludere in quella di Via Penne. Poi ha seguito con trepidazione ed orgoglio l'avvio a Cugnoli (Pescara) di una prospera scuderia con maneggio, con tre cavalli, due pony, alcuni asini grazie alla stesa sua scelta fatta dal nipote Danilo e da altri familiari accompagnato.
Quanti cavalli gli sono stati fedeli compagni di lavoro nel trasporto di sabbia, di breccia, di mattoni forati per la Fornace Di Berardino, per le balle di tabacco per la SIT (Società Italiana Tabacco) di Via Colonnetta.
Nella chiesa dei Santi 12 Apostoli, piena di gente che gli ha voluto rendere l'ultimo saluto, Nello Casarin è stato ricordato dal Parroco don Angelo Masciarelli, che ha celebrato la Santa Messa, come uomo buono e generoso, che per anni ha contribuito ad animare, con i suoi cavalli, la rievocazione dell'ingresso di Gesù in Gerusalemme nella Domenica delle Palme, la sua piena disponibilità verso tutti.
Scompare con Nello Casarin una persona ed un personaggio, amante del mondo della natura, nel quale aveva trovato i cavalli come suoi inseparabili compagni di viaggio. Fino all'ultimo saluto con le criniere infiorate di Bolero e Lillo nel giorno dell'ultimo commiato dell'11 aprile 2015, accompagnandolo con il cadenzato "clop clop" degli zoccoli verso la chiesa parrocchiale per il saluto della comunità che lo rimpiangerà a lungo.
E ieri, alle 17, ancora un momento di incontro alla Parrocchia del Bambino Gesù, a Pescara, per una Messa di suffragio, accomunati nella preghiera per Nello Casarin e per la figlia Gioia ed il marito Antonio Addimilio, per i quali ricorre il terzo anniversario della scomparsa, in questa primavera amara per la grande famiglia dei Casarin e parenti.

