Case di riposo, 60 senza stipendio I sindacati: ora servono soluzioni

Conti pignorati all’ex Ipab di piazza Garibaldi e bloccati i pagamenti ai dipendenti: scatta l’allarme «L’ente risolva i problemi economici, non è possibile che a rimetterci siano sempre i lavoratori»
CHIETI. Conti correnti pignorati agli istituti di assistenza San Giovanni Battista e così i lavoratori restano senza stipendio. Di nuovo problemi coi pagamenti alle ex case di riposo, principale istituto della Asp (Azienda servizi alla persona) il cui cda è presieduto da Sandra De Thomasis ed è composto da Concezio Tilli e Augusto Di Boscio.
Sono 60 i dipendenti dell’ex Ipab, che nella sede di piazza Garibaldi assiste un centinaio di persone, tra anziani e portatori di handicap. La presidente De Thomasis è sicura di riuscire a sbloccare la situazione in brevissimo tempo: «Abbiamo già messo in atto», dice, «tutte le azioni per consentire il pagamento degli stipendi nei tempi dovuti e garantire quelli futuri». L’allarme arriva anche in Comune, che ha designato i consiglieri Andrea Rondinini (Chieti per Chieti) e Mario Colantonio (Lega) come suoi rappresentanti nell’assemblea dei portatori di interesse. Rondinini, che è anche il delegato per le società partecipate, si è subito informato sulla quota economica che il Comune deve dare agli istituti riuniti, scoprendo che l’ente non aveva ancora pagato il dovuto: «Mi è stato assicurato subito che a stretto giro di posta il versamento verrà assicurato alla Asp», ha detto il consigliere.
Ieri il cda ha incontrato i sindacati per riferire sui problemi e, soprattutto, sul piano per superarli. Erano presenti Giuseppe Rucci (Fp Cgil), Davide Farina (Uil Fpl), Gaspare Spoltore (Cisl Fp), Gabriele Mancini (Fials) e la delegata della rsu Annarita Salvati. Cgil, Cisl e Uil hanno condiviso una nota al termine dell’incontro: «L’ente ci ha comunicato la difficoltà di pagamento», hanno riferito Rucci, Farina e Spoltore, «poiché nonostante si tratta di un ente pubblico, che non potrebbe subire pignoramenti, una banca gli ha pignorato un ingente quantitativo economico». L’azione è partita a seguito di un creditore che aveva avviato l’azione di pignoramento. Nonostante il creditore abbia fatto una transazione con l’ente, la banca è andata avanti lo stesso. I sindacati sono in attesa di ulteriori comunicazioni che dovrebbero arrivare già oggi: «Parrebbe», dicono, «che la banca si sia resa disponibile a liberare un 20% del pignorato, solo per consentire il pagamento degli stipendi. Ma la questione è stata assicurata solo verbalmente. Per questo non ci resta che attendere la notifica ufficiale. Noi abbiamo ribadito che queste situazioni non debbono più accadere: l’ente deve risolvere una volta per tutte i problemi economici che da anni lo investono. Se il cda ha delle rimostranze, come ci ha detto di avere, nei confronti delle istituzioni, si facesse sentire, perché non è possibile che ad andarci di mezzo siano sempre i lavoratori».
Incontro positivo dal punto di vista delle strategie per il pagamento degli stipendi anche per Mancini che, però, a differenza degli altri sindacati, chiede un coinvolgimento della Regione e pone il problema delle rette dei degenti da rivedere: «La retta attuale», dice, «non è in grado di assicurare i livelli di assistenza che la Regione stessa richiede».

