Case di riposo, licenziate 2 dipendenti infedeli

Accusate di aver sottratto soldi ad alcune anziane, a livello penale sono state “salvate” dalla prescrizione
CHIETI. Era marzo del 2014 quando l’allora presidente dell’organismo straordinario per la gestione unificata degli ex Ipab della provincia di Chieti, tra cui gli Istituti riuniti di assistenza San Giovanni Battista, Concezio Tilli, aveva inviato in procura un esposto su due dipendenti della struttura che, a stare alle segnalazioni ricevute, avevano svuotato i conti correnti di alcune anziane assistite dall’istituto, appropriandosi di circa 120mila euro. Dieci anni dopo, la vicenda arriva a conclusione. Le due dipendenti, Marta Mantini e Patrizia Cavalli, già sospese dall’incarico e allontanate dalla struttura, sono state definitivamente licenziate. Alla guida delle ex case di riposo c’è ancora Tilli, tornato da qualche anno alla presidenza del Cda di quella che ora si chiama Asp (Agenzia servizi alla persona). La direzione della Asp ha appena informato il Cda di aver assunto le determinazioni di licenziamento per giusta causa con decorrenza dalla data della prima sospensione cautelare del 1° gennaio 2017. L’ufficio procedimenti disciplinari aveva intanto avviato la propria indagine dopo il rinvio a giudizio delle due dipendenti, sospendendole dal lavoro, in attesa della definizione del procedimento penale.
A conclusione dei tre gradi di giudizio, l’ufficio ha, quindi, riaperto la procedura disponendo, a giugno scorso, il licenziamento delle due dipendenti. Entrambe erano state rinviate a giudizio e processate perché, «al fine di procurarsi un ingiusto profitto», hanno abusato «delle condizioni di deficienza psichica, da ritardo mentale grave, con l’aggravante di aver commesso il fatto abusando del rapporto di prestazioni d’opera». La sentenza di primo grado, nel 2019, le aveva condannate entrambe alla pena di cinque anni, a 1.500 euro di multa e al risarcimento delle parti civili con una provvisionale di 10mila euro per la Asp e di 15mila per le persone offese. La sentenza di appello, nel 2021, in parziale riforma del primo grado, ha deciso di non doversi procedere penalmente nei confronti delle medesime per prescrizione, pur restando valide le condanne civili. Lo scorso 9 febbraio è arrivata la sentenza della Corte di Cassazione che ha rigettato il ricorso promosso dalle imputate.

