«Case franate, colpa del Comune» Ora i residenti chiedono i danni

12 Luglio 2024

Gli abitanti verso la class action: «Le ricostruzioni autorizzate hanno aumentato altri smottamenti» I lavori per Trinchese e Panoramico avrebbero compromesso 11 edifici che non avevano problemi

CHIETI. Sotto accusa la ricostruzione dei primi due palazzi abbattuti a causa delle frane a Santa Maria. E soprattutto chi ha autorizzato la ricostruzione, concedendo i relativi permessi: vale a dire il Comune, a cui diversi residenti vogliono chiedere un risarcimento danni. Secondo loro, infatti, la ricostruzione di quei due palazzi ha innescato un netto peggioramento del movimento franoso che ha portato allo sgombero di undici palazzi e due scuole. È quanto emerge dalla riunione di ieri nella sala parrocchiale Sant’Agostino voluta dal comitato Santamaria che, però, al posto di puntare il dito contro il municipio, pur riconoscendo le lungaggini amministrative che non hanno ancora permesso di accedere ai ristori per chi ha lasciato casa, preferisce la strada del dialogo.
RESIDENTI INFURIATI
Felipe Marà, residente in via Fontevecchia, non fa parte del comitato, ma durante la riunione si alza e chiede a gran voce una class action contro il Comune: «Denunciamo l’amministrazione che ha autorizzato la ricostruzione dei primi due palazzi abbattuti», dice, «quella ricostruzione ha aumentato la frana. In un giorno ho visto passare 133 betoniere: sono stati messi 147 pali a protezione dei due palazzi ricostruiti. La nostra palazzina non aveva alcun danno prima dei lavori sul Trinchese e Panoramico. Il Comune non doveva autorizzare la ricostruzione in loco». La pensa così anche Claudio Faccio, amministratore del condominio Parva Domus, ultima palazzina sgomberata, i cui inquilini si riuniranno a breve per decidere se avviare la class action.
I RISTORI
Il comitato si muove invece per chiedere l’erogazione dei fondi, a partire dai circa 400mila euro di contributi per l’autonoma sistemazione (Cas) destinati a chi ha dovuto lasciare casa. «Dobbiamo purtroppo registrare come, alla data odierna, non siano stati ancora erogati alle famiglie, che sin da marzo ne avevano fatto richiesta, i Cas», dice il presidente del comitato Ettore D’Orazio, affiancato da Giuseppina Pellicciotta, Luciano Conti, Marco Ferrarino e Luciano De Liberato, «si tratta di una situazione che molto ci preoccupa perché mostra i limiti della macchina amministrativa che, se si intoppa in procedure così semplici, ci chiediamo cosa possa accadere con procedure più complicate». In maniera non ufficiale è circolata la notizia secondo cui circa 300mila euro per finanziare i Cas siano stati dati dalla Regione al Comune che però non ha fatto sapere nulla.
LE RICHIESTE DEL COMITATO
Il rinnovo dell’ordinanza sullo stato d’emergenza (che scade ad agosto) è la prima delle preoccupazioni del comitato che chiede anche di cambiare l’ordinanza con più soldi per la città. In modo da permettere, ad esempio, l’esenzione dall’Imu per gli alloggi sgomberati, la modifica della rendita catastale per gli edifici in zona rossa adeguandola alla diminuzione del valore commerciale, i rimborsi per le attività commerciali che avevano sede in immobili sgomberati, un indennizzo forfetario di 10.000 euro, non alternativo al Cas, a compenso delle spese per il trasloco, e soprattutto che demolizione e smaltimento dei materiali non sia a carico dei proprietari, perché oltre al danno non si aggiunga la beffa. Le altre richieste riguardano non più la gestione dell’emergenza, ma interventi per il dissesto idrogeologico della collina e delocalizzare della ricostruzione. Il comitato ha infatti chiesto all’ingegner Domenico Merlino di preparare uno studio di fattibilità perché le palazzine sgomberate possano essere ricostruite più a valle, al Tricalle. Lo studio è pronto ma ora servono fondi per realizzare il nuovo Borgo Santa Maria, come è stato chiamato il progetto.
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