Case popolari vuote da quindici anni

Alloggi con studi medici o famiglie di dieci persone. Da anni è in atto una guerra tra poveri: vince chi occupa prima
CHIETI. Provate ad andare in via della Acacie, via dei Platani e via delle Robinie. Provate a bussare alle porte degli alloggi, dell’Ater oppure del Comune, in via Madonna della Misericordia. Solo così è possibile toccare con mano lo scandalo delle case popolari a Chieti e guardare negli occhi la rabbia o la rassegnazione. Ore 10, la prima tappa è un appartamento sottoterra. Dicono che era uno scantinato, la finestra è un lucernaio e il giovane che vive nell’alloggio è malato di polmonite. Il palazzo successivo è alto sei piani, in uno dei quali c’è una famiglia romena che ha occupato abusivamente l’alloggio. Non poteva fare altrimenti perché dove viveva prima, dall’altra parte delle strada, erano in quindici in una casa popolare. Sei piani senza ascensore: l’anziano malato d’asma che viveva all’ultimo piano ha preferito andare a vivere in ospizio. Passiamo al terzo stabile.
L’appartamento al piano rialzato è vuoto: disabitato da 15 anni. Dicono che qualcuno, tempo fa, tentò di entrarci abusivamente, ma il blitz fallì. L’unico vaso sul balcone, con lo scheletro arso di una pianta, dimostra che la casa è ancora deserta anche se settecento famiglie di Chieti aspettano di avere un alloggio. Ma queste sono case Ater, quelle del Comune, ente nell’occhio del ciclone e della procura della Repubblica, sono a cento metri di distanza, in via dei Platani, dove incontri subito uno chalet, stile L’Aquila dopo il sisma, che un inquilino si è costruito per ampliare lo spazio. E subito dopo c’è un cartello: studio medico. Come, in una casa popolare? In via della Robinie, un giovane teatino che vive alla giornata, spiega, tra un boccone e l’altro di un pezzo di pizza e mortadella, che suo fratello: «Aspetta da 19 anni la casa popolare, ma non gliel’hanno mai data». Proprio di fronte però c’è un alloggio al primo piano il cui inquilino si è trasferito da tempo a Miglianico. Meglio tenere il piede in due staffe.
La manutenzione è praticamente zero, lo dimostra l’intonaco marrone del palazzo più alto di via delle Acacie, che perde pezzi enormi. Così la facciata sembra la strana voglia che spicca sulla testa di Gorbaciov. Da vent’anni queste case aspettano una mano di vernice perché la muffa le sta divorando. Ma c’è chi è più fortunato degli altri, come quel dipendente dell’Ater che ha lasciato questo posto, si è scelto una nuova casa popolare altrove e se l’è fatta ristrutturare a spese dell’ente. E’ anche giusto, ma deve valere per tutti. Non vale invece per il disoccupato che, dopo vent’anni d’attesa, ha occupato abusivamente un alloggio qui vicino, sempre in via delle Acacie, ma si è beccato una denuncia dal Comune. E’ lo stesso giovane che con un esposto ha innescato l’ inchiesta sull’ex dirigente e l’ex funzionaria dell’Ufficio case. Da queste parti tira aria di ritorsione, per questo nessuno parla. Tutti zitti tranne uno. Aurelio Del Grosso vive con una pensione d’invalidità di 280 euro. In casa sono in cinque per 50 metri quadrati. «Venga a fotografare la camera da letto», dice mostrando il muro nerissimo di muffa. Ma il Comune le sa queste cose?

