Casoli, suora raggirata dal finto dipendente Inps

La religiosa è stata convinta a versare 2.500 euro per le spese legali sostenute da una sua parente defunta
CASOLI. A cadere nel tranello delle truffe dei falsi dipendenti Inps che imperversano in tutta la provincia, questa volta è stata una suora. Una francescana di 69 anni ha versato 2.500 euro sul conto di un finto avvocato. I soldi, come spiegatole da un dipendente -ovviamente fasullo- dell’Inps, sarebbero serviti per pagare le spese legali che avrebbe sostenuto una sua parente morta.
«La suora», spiega il capitano dei carabinieri di Lanciano, Massimo Capobianco, che segue le indagini condotte dai carabinieri della caserma di Casoli, «sarebbe stata contattata telefonicamente da un uomo che, presentatosi come dipendente dell’istituto presidenziale, le avrebbe chiesto di pagare le spese legali relative all’istruttoria di alcune pratiche aperte, presso l’ufficio Inps, da una sua congiunta ormai deceduta. La suora inspiegabilmente, visto che il contatto c’è stato solo telefonicamente, ha versato i soldi sul conto del finto avvocato senza battere ciglio. Salvo poi rendersi conto della truffa e presentare denuncia».
La francescana ha quindi eseguito quanto chiestole senza porsi delle domande. Tanto è stato persuasivo il finto dipendente Inps? Forse, come accaduto in altri casi, l’uomo avrebbe convinto la suora a versare i soldi citandole dati personali, e quindi credibili, della congiunta scomparsa. Ma i carabinieri mettono in guardia, anziani e cittadini, da chi, spacciandosi per dipendete Inps, Enel o comunale, chiede loro soldi. Soprattutto, poi, se il contatto è solo telefonico. Alcune settimane fa a Lanciano una 90enne è finita nella rete di un uomo distinto e sulla cinquantina che si è finto impiegato dell’Inps. Col raggiro è riuscito a sottrarre all’anziana, di cui pareva conoscere molte cose, 2.500 euro. Soldi che la nonnina aveva messo da parte per pagarsi il funerale. Tutta questa serie di truffe ha spinto il comando provinciale dei carabinieri a stilare un decalogo anti-truffa e a organizzare incontri nei vari comuni. Prima regola del decalogo: «Non aprire mai la porta agli sconosciuti». Indicazione che, spesso, gli anziani non seguono: aprono le porte e addirittura offrono caffè ai finti impiegati. Fra le altre raccomandazioni c’è poi quella di ricordarsi che nessun ente, Inps incluso, manda propri impiegati a casa delle persone per il pagamento di bollette e rimborsi, per recuperare crediti o saldare debiti.
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