Catalizzatori rubati alla ex Sevel Indagini sul personale interno

ATESSA. Gli ammanchi di materiale per la produzione, catalizzatori in particolare, non erano passati inosservati nello stabilimento Stellantis Europe di Atessa. Non è stato un caso, insomma, l'arresto...
ATESSA. Gli ammanchi di materiale per la produzione, catalizzatori in particolare, non erano passati inosservati nello stabilimento Stellantis Europe di Atessa. Non è stato un caso, insomma, l'arresto dell'autotrasportatore romano trovato, mercoledì mattina, con un carico di 24 filtri antiparticolato, del valore di 57mila euro, a bordo del Fiat Iveco della ditta per cui lavora. Pare che i furti dal magazzino interno dell'azienda di Saletti andassero avanti da settimane, tanto da far stimare all'azienda del Ducato un ammanco di circa 700mila euro.
Il 48enne arrestato, Emiliano Faccenda, potrebbe essere solo una pedina di un giro più grande che coinvolge, per forza di cose, personale interno allo stabilimento. Le indagini dei carabinieri di Atessa, coordinate dalla procura di Lanciano, non si fermano qui. Fondamentale è stato anche l'intervento del personale addetto alla sicurezza e alla sorveglianza della ex Sevel, che ha fermato il conducente pronto a lasciare la Val di Sangro e ha controllato minuziosamente l'autoarticolato, fino a scovare il carico di catalizzatori nuovi di zecca, sottratti all'azienda, sul giaciglio della cabina del mezzo.
«Facciamo un plauso al personale addetto alla sicurezza, spesso bistrattato», dice Amedeo Nanni, della segreteria Abruzzo e Molise di Fim Cisl, unico sindacato ad avere una Rsa nell'ente di sorveglianza, «ci sono vari interinali, staff leasing, che si danno molto da fare, facendo turni di straordinario, e che meriterebbero un riconoscimento con la stabilizzazione. Chiediamo all'azienda di rafforzare e dare maggiore attenzione all'ente di sorveglianza, anche perché negli anni il suo lavoro è aumentato tanto».
Era di 300 euro a pezzo il compenso pattuito dall'autotrasportatore arrestato dai carabinieri di Atessa, coordinati dal capitano Federico Ciancio. Il 48enne, nell'udienza di convalida, ha dichiarato di essere stato contattato da personale interno alla ex Sevel. «Trovo la busta con i contanti quando vado a prendere il caffè», ha detto Faccenda, ora ai domiciliari a Cassino, «non so chi la lascia». «Va fatta luce su quanto accade in azienda», dice ancora Nanni, «non si tratta di un errore ma di furti perpetrati nel tempo. Ci auguriamo che organi competenti e magistratura trovino i responsabili e che quella che, a tutti gli effetti, sembra un'organizzazione criminale venga smantellata».
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