Vasto

Catherine riabbraccia i figli: l’incontro fuori dalla casa famiglia

14 Maggio 2026

L’ultima volta si erano visti il 1° aprile dentro la struttura protetta. A richiedere il colloquio in luogo neutro gli avvocati Femminella e Solinas dopo una relazione di parte

VASTO. Oggi tornerà ad abbracciare i tre figli. Lontano dalla casa famiglia. Lontano da quelle stanze in cui, lo scorso 1° aprile, la tensione ha raggiunto un livello tale da spingere i giudici a definire Catherine Birmingham «altamente perniciosa» per «la serenità e l’equilibrio psichico ed emotivo» dei bambini. Stamattina – salvo cambiamenti di programma dell’ultimo momento – la mamma del bosco di Palmoli incontrerà i suoi piccoli, alla presenza degli assistenti sociali, fuori dalla struttura protetta di Vasto in cui i fratellini vivono dallo scorso 20 novembre, da quando il tribunale per i minorenni dell’Aquila ha disposto l’allontanamento dalla casa di pietra e la sospensione della responsabilità genitoriale. Quella stessa struttura protetta dalla quale Catherine è stata cacciata il 6 marzo per i suoi atteggiamenti ritenuti ostili e offensivi nei confronti delle educatrici, oltre che «pregiudizievoli» per i suoi figli.

L’incontro di oggi è previsto «in un luogo neutro», vale a dire un locale messo a disposizione dal Servizio sociale, come richiesto formalmente dai difensori Marco Femminella e Danila Solinas, gli avvocati della coppia anglo-australiana che – due giorni fa – hanno rinunciato all’incarico. «L’incontro del 1° aprile», si legge nell’istanza, «è avvenuto nello stesso luogo da cui Catherine è stata malamente allontanata e alla presenza degli stessi soggetti con cui, per stessa ammissione della responsabile della casa famiglia, i rapporti risultavano severamente e irrimediabilmente deteriorati». Una decisione presa «in assenza di una adeguata preparazione psicologica delle parti coinvolte».

E qui viene citato un passaggio della relazione tecnica dei consulenti di parte, lo psichiatra Tonino Cantelmi e la psicologa Martina Aiello, che parlano di «scelta metodologicamente errata alla luce delle consolidate conoscenze nell’ambito della psicotraumatologia infantile, secondo cui il riavvicinamento alla figura di attaccamento dopo una separazione forzata costituisce un momento di particolare vulnerabilità emotiva per i minori, soprattutto quando il trauma è recente, non elaborato e inserito in una sequenza di eventi caratterizzati da imprevedibilità, discontinuità relazionale e perdita di riferimenti affettivi stabili».

Secondo gli avvocati, dunque, quell’incontro del mese scorso «ha rappresentato un passaggio ad alto rischio di riattivazione traumatica» e si è svolto «alla presenza contemporanea, e soprattutto non coordinata e disfunzionale, di numerose figure istituzionali avulse dal contesto dell’incontro protetto: l’assistente sociale, la garante per l’infanzia e l’adolescenza della Regione Abruzzo, la curatrice speciale, la tutrice, la responsabile della struttura e le operatrici».

Da qui la necessità di «individuare un luogo neutro che garantisca la tutela del benessere emotivo dei minori e non l’esposizione scriteriata a molteplici soggetti privi della specificità del ruolo e degli strumenti professionali». In questo senso, i consulenti di parte hanno sottolineato: «Il contesto fisico e simbolico in cui avviene l’incontro non è un elemento neutro, ma incide direttamente sul vissuto emotivo dei minori e sulla qualità della relazione genitori-figli». Secondo Cantelmi e Aiello, «è notorio che ambienti connotati da precedenti esperienze di separazione forzata, allontanamento o elevata carica emotiva predispongono la riattivazione di stati di ansia, angoscia o regressione nel minore, interferendo con le finalità dell’incontro stesso».

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