Cattedra a Vicenza, scatta il ricorso
San Salvo: Teresa Di Santo, come altri docenti, si è affidata a due avvocati
SAN SALVO. Lo scorso 9 marzo, nell’aula magna dell’istituto Raffaele Mattioli di San Salvo, Teresa Di Santo aveva presentato il suo libro “La mia vita per sempre”, il racconto di una vita spesa in difesa delle donne maltrattate. Non immaginava certo che cinque mesi dopo la sua vita sarebbe stata sconvolta. Tutta colpa dell’ordinanza del governo sulla “Buona scuola”. La Di Santo, docente di matematica, è una dei tanti insegnanti, anche della nostra regione, che fra qualche giorno dovrà lasciare Vasto, la famiglia e la propria casa per trasferirsi nel nord Italia, e precisamente a Vicenza, dove le è stata assegnata la cattedra di insegnamento per il prossimo anno scolastico.
«È destabilizzante» , afferma la docente visibilmente provata. Teresa Di Santo, che è presidente, dal 2007, dell’associazione Emily Abruzzo, è responsabile del Centro anti violenza di San Salvo. La Di Santo dovrà lasciare le redini dello sportello che offre assistenza psicologica e legale gratuita alle donne, italiane e straniere. Quello che è più grave, dovrà lasciare il marito e due figlie, una delle quali di soli 14 anni, sostenendo spese di trasferta che, di fatto, annullano lo stipendio. Un uragano che ha sconvolto la sua vita ma anche quella dei familiari.
La docente vastese ha preparato la valigia e il primo settembre sarà presente al primo collegio docenti a Vincenza. Nel frattempo si è affidata con altre 24 colleghe a due legali, gli avvocati Vincenzo Bassi e Carla Di Lello, che hanno presentato un ricorso collettivo. «Quello che è accaduto a Teresa Di Santo è emblematico. E ci sono anche casi più drammatici. Abbiamo presentato ricorso al capo dello Stato impugnando l’ordinanza che ha disposto le regole», spiega l’avvocato Bassi, «l’obiettivo è l’annullamento dell’ordinanza che è stata già impugnata e sospesa dal Tar del Lazio per profili di incostituzionalità. Altro che buona scuola. Un insegnante “deportato” e costretto a separarsi da tutto ciò che era la sua vita precedente non può contribuire al miglioramento della vita scolastica», afferma l’avvocato Bassi. Teresa Di Santo, e come lei altri quattrocento docenti abruzzesi, attende fiduciosa gli esiti del ricorso. (p.c.)
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