Catturata la banda degli assalti ai portavalori: 14 arresti

Erano armati fino ai denti, pronti a scatenare l’inferno sull’autostrada A1. Sequestrati mitra, altre armi, esplosivo
CHIETI.
Li hanno catturati poco prima dell’assalto a due furgoni portavalori. Erano armati fino ai denti, pronti a scatenare l’inferno sull’autostrada A1, a sparare e a sventare i blindati con l’esplosivo, pur di fuggire con un bottino milionario.
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Gli investigatori del questore Leonida Marseglia e del commissario capo Francesco D’Antonio, partendo dal violento assalto sull’A14, sono riusciti a identificare i componenti di un gruppo armato senza scrupoli e a fermarli prima che potessero mettere a rischio, ancora una volta, l’incolumità di guardie giurate e centinaia di automobilisti. All’operazione conclusiva di ieri, scattata nel comune di Vignola, hanno partecipato anche gli agenti del Servizio centrale operativo (uno dei quali rimasto leggermente ferito) e la squadra mobile di Modena, con il supporto dei reparti speciali dei Nocs e di un elicottero. I residenti raccontano di spari e di banditi che, invano, hanno cercato di dileguarsi tra i campi.
La banda aveva scelto come quartier generale una zona artigianale nei pressi dell’autostrada. I poliziotti hanno sequestrato numerose armi da sparo automatiche, tra cui almeno 4 mitragliatori modello Ak47, e polvere pirica con congegni elettronici e manuali. E ancora: tre secchi di chiodi a punta per bloccare il transito degli altri veicoli in autostrada, alcune taniche di benzina e parecchi indumenti per non rendersi riconoscibili. Tutto questo, come spiegano gli inquirenti, sarebbe stato utilizzato per assaltare i furgoni blindati di una società di trasporto valori in partenza da Bologna e diretti a Paderno Dugnano, in transito sull’A1. Nel corso dell’operazione di polizia sono stati sequestrati un autoarticolato di proprietà di uno degli arrestati, impiegato per il trasporto di parte dell’attrezzatura, e quattro auto di grossa cilindrata (tre Maserati ed un Audi), che sarebbero state usate dai banditi per fuggire dopo la rapina.
I banditi avevano a disposizione anche un «apparecchio Jammer» per inibire le comunicazioni via telefono durante l’assalto e impedire, o quantomeno rallentare, i soccorsi e l’arrivo delle forze di polizia.
Insomma: il commando pugliese era in procinto di compiere un raid analogo a quello di gennaio quando, nel tratto autostradale tra Francavilla al Mare e Ortona, aveva seminato il terrore sparando a raffica una ventina di colpi di Kalashnikov nel bel mezzo del traffico mattutino. Una banda il cui tratto distintivo è la spregiudicatezza. Lo dimostra il fatto che, in quella circostanza, i rapinatori non avevano esitato a piazzare una bomba sul portellone posteriore del blindato della società Aquila. Anche se sapevano perfettamente che dentro, chiusi nell’abitacolo come in una trappola d’acciaio, c’erano due vigilanti.
Poco più di tre mesi dopo, l’intervento della polizia ha evitato altre scene da film. Altri spari, altre esplosioni, altro terrore all’ora di cena.
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