Cava, l’ex sindaco Ficca a giudizio per abuso

13 Febbraio 2018

Civitaluparella, sotto accusa l’ordinanza per abbattere lo sperone roccioso. Nei guai anche gli Alimonti

CIVITALUPARELLA. Rinviato a giudizio per abuso d’ufficio l’ex sindaco Mariano Ficca perché con un’ordinanza disponeva «l’eliminazione dello sperone roccioso nella porzione nord-est della cava ristretta mediante asportazione/abbattimento dello stesso» e la «bonifica dell’area mediante rimozione ed eliminazione dei massi rocciosi di risulta» affidando «l’incarico della esecuzione dei lavori al concessionario gestore della cava». Si è tenuta ieri l’udienza preliminare davanti al gup del tribunale di Lanciano Marina Valente, pubblico ministero Serena Rossi. L’inizio del processo è stato fissato al prossimo 2 maggio. Il Comune di Civitaluparella, ora guidato da Loredana Peschi, si è costituito parte civile ed è difeso da Cristiana Rulli del foro di Lanciano. Secondo quanto contestato dalla magistratura, Ficca voleva far abbattere lo sperone roccioso, ben 3.764.500 metri cubi di roccia, facendo risultare su atti pubblici che quello sperone «rappresentava un pericolo potenziale». L’intento, secondo i capi di accusa, era di procacciare «ingiusti vantaggi economici e patrimoniali» alla Das srl i cui proprietari, Emidio e Guido Alimonti di Guardiagrele, «quali beneficiari, consapevoli delle illegittimità» compiute, sono anche loro finiti nei guai. La vicenda inizia nel 2011 quando la giunta Ficca decide che la cava va ampliata. Nel 2013 il comitato Via decide che necessitano approfondimenti perché quell’ampliamento è molto impattante. La cava già era sotto sequestro dal 2012 con un procedimento penale a carico dei vertici della Das per truffa ai danni del Comune e per violazioni ambientali. Per quel procedimento i responsabili della Das sono stati prima condannati dal tribunale di Lanciano e poi assolti in Appello con sentenza depositata il 30 novembre 2017, perché il fatto non sussiste. Il 4 aprile 2014 Ficca emette l’ordinanza d’urgenza (non inviata al prefetto, così come disposto dal Testo unico degli enti locali) «al fine di prevenire e di eliminare gravi pericoli che minacciano l’incolumità pubblica e la sicurezza urbana» e con essa ordina «l’abbattimento/asportazione dello sperone roccioso situato nella porzione nord-est della cava». Non solo i lavori per eliminare lo sperone roccioso e la successiva bonifica dell’area furono affidati ai gestori della cava con la stessa ordinanza, ma soprattutto, ha verificato la Procura di Lanciano, non è mai esistito alcun rischio per la collettività. Nel capo d’imputazione si evidenzia che tutto ciò serviva solo a consentire alla ditta di riprendere l’attività estrattiva, che era interrotta sia dal sequestro della magistratura sia dal mancato rinnovo dell’autorizzazione regionale.
Matteo Del Nobile
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