Cementificio, il Tar riapre il procedimento

Vicenda Escal, i giudici amministrativi: «Il commissario ad acta deve ascoltare anche la ditta»
VASTO. Censura l’operato del commissario ad acta «per essersi uniformato al parere del Comitato di gestione» e riapre il procedimento. Il Tar di Pescara accoglie il reclamo presentato dalla Escal e aggiunge un altro tassello alla lunga querelle sul progetto per la produzione di leganti idraulici (cemento) nella fascia di protezione esterna della riserva di Punta Aderci. Paolo Passoni (presidente), Renata Emma Ianigro e Massimiliano Balloriani (consiglieri) si sono pronunciati sul reclamo presentato nei mesi scorsi dalla società di Foggia - rappresentata dagli avvocati Giacomo Cerullo, Andrea Nervi ed Edoardo Paolini - contro il parere negativo del commissario ad acta Maurizio Formichetti. Quest’ultimo, nominato dall’ex prefetto Armando Forgione il 19 agosto 2021, aveva confermato il diniego del Comitato di gestione della riserva dopo un’istruttoria durata circa due mesi consistita in una serie di riunioni, sopralluoghi sul sito e l’esame della documentazione.
Ora la patata bollente torna nelle mani di Formichetti al quale il Tar ha ordinato di concludere il procedimento. «Il reclamo è fondato e merita accoglimento», si legge in un passaggio della sentenza. Secondo i magistrati il commissario ad acta si sarebbe uniformato al parere negativo del Comitato di gestione «senza consentire la partecipazione della società e quindi l’individuazione di una soluzione idonea a contemperare le criticità evidenziate dal parere e la possibilità di verificare, in un’ottica di leale collaborazione con l’amministrazione, la percorribilità di una soluzione tramite adozione di misure di mitigazione atte a superare le ragioni ostative». In sostanza Formichetti non aveva fatto altro che confermare il parere negativo del Comitato di gestione della riserva di Punta Aderci, definito dalla Escal «carente di adeguata e sufficiente motivazione» e frutto di una valutazione «superficiale ed approssimativa».
Nel procedimento sono intervenuti il Comune di Vasto, Wwf, Legambiente e Oasi (sodalizio che raggruppa gli operatori portuali). Le associazioni ambientaliste, che da anni portano avanti la loro battaglia contro il cementificio, hanno sempre difeso il Comitato di gestione della riserva che, a loro avviso, «ha messo in atto una complessa e puntuale attività amministrativa il cui parere negativo costituisce la logica conseguenza delle mancanze progettuali della Escal».
«Termina dopo un lungo calvario processuale, la battaglia intrapresa per tutelare i propri diritti ed interessi», commentano l’azienda e i suoi legali, che nell’esprimere soddisfazione per la sentenza del Tar «confidano per il futuro nella obiettività e nella ragionevolezza delle decisioni delle amministrazioni coinvolte, nel rispetto della legalità procedimentale».
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