Centro commerciale Mirò, arriva lo stop

14 Luglio 2023

La sentenza dei giudici del Tar: i permessi sono scaduti, gli edifici già costruiti vicino al fiume Pescara vanno abbattuti

CHIETI. Diciotto pagine per dire no alla realizzazione del parco commerciale Mirò, il nuovo insediamento che avrebbe dovuto nascere ai confini di Megalò ampliando la zona dei negozi a un passo dal fiume Pescara. Il Tar boccia il ricorso presentato dalla bergamasca Sile che dal 2016, dopo aver acquistato i terreni dal primo proprietario Sirecc, prova a realizzare l’intervento, previsto in origine dallo stesso programma che ha autorizzato la nascita di Megalò. Permessi che, però, col passare del tempo sono andati in scadenza. Come ha rilevato la Regione che, attraverso il parere negativo del Comitato Via (Valutazione di impatto ambientale) ha bocciato il parco Mirò.
Contro il parere del Via la Sile è ricorsa al Tar che però ha confermato i precedenti giudizi negativi. Degli anni di battaglie a colpi di ricorsi e controricorsi restano ora i manufatti in cemento armato sorti ai confini dell’area del centro commerciale Megalò che il Comitato Via ha chiesto di abbattere. Richiesta avallata ora dal Tar.
AUTORIZZAZIONI SCADUTE
La sentenza, a firma dei giudici Paolo Passoni (presidente), Massimiliano Balloriani (consigliere) e Giovanni Giardino (estensore), dice chiaramente che Sile non ha diritto a costruire il parco commerciale: «La proponente», si legge, «è priva dei titoli edilizi a costruire l’opera in esame e, inoltre, è priva di positiva valutazione ambientale visto il rigetto, con Giudizio n. 2775/2017, dell’istanza di proroga del precedente giudizio favorevole» che risale al lontano 2012. La notizia della bocciatura ha suscitato soddisfazione tra chi si è sempre battuto contro il nuovo insediamento commerciale, dal capogruppo di Forza Italia in consiglio regionale Mauro Febbo, alle associazioni cittadine che, sia per motivi ambientali sia per ragioni commerciali, avevano sin dall’inizio ostacolato l’iniziativa costituendosi anche nei ricorsi amministrativi con l’avvocato Francesco Paolo Febbo.
FEBBO: «ABBATTERE I RUDERI»
Per il consigliere regionale Febbo si tratta della «ennesima sconfitta di Sile, ultima e definitiva, su tutta la linea, e mi auguro che davvero si possa mettere la parola fine su una vicenda che si è trascinata a lungo, tra pareri negativi, ricorsi e sentenze, mentre i manufatti realizzati dopo l’apertura del cantiere, poi chiuso, sono lasciati da mesi all’abbandono. Accolgo quindi con grande soddisfazione il pronunciamento del Tar visto che in questi anni mi sono battuto molto contro la realizzazione dell’opera pericolosa sotto il profilo del rischio idraulico ma soprattutto produttrice di gravi scompensi socio-economici per un territorio già penalizzato dall’alta concentrazione della grande distribuzione». Febbo chiede ufficialmente ai Comuni di Chieti e Cepagatti di intervenire per l'abbattimento dei manufatti abbandonati.
LE ASSOCIAZIONI
Anche per Wwf, Confcommercio, Confesercenti e Cna ora bisogna subito ripristinare lo stato dei luoghi, abbattendo le costruzioni lasciate a metà. «Diverse volte», dice la presidente Wwf Nicoletta Di Francesco, «abbiamo chiesto lo smantellamento delle opere e ora ribadiamo la richiesta affinché i Comuni di Chieti e di Cepagatti si adoperino per provvedere all’ordinanza di demolizione. La sentenza è sacrosanta e ribadisce ancora una volta lo stesso concetto di fondo: non si può pensare di costruire a ridosso dei fiumi, meno che mai con i cambiamenti climatici in atto. Una sentenza che speriamo possa portare finalmente alla eliminazione del mal costruito», conclude la rappresentante del Wwf.
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