Centro migranti, allontanati 56 ospiti

I carabinieri scoprono «gravi lacune sotto il profilo sanitario, ambientale e lavorativo e irregolarità». Scattano le multe
SAN BUONO. L’accoglienza dei migranti nei Centri di accoglienza deve essere dignitosa e garantire assistenza e attività multiculturali. Pare che a San Buono non venisse rispettata la convenzione. I carabinieri, al termine di un duplice controllo, hanno consegnato un rapporto in prefettura annotando le lacune. La prefettura ha quindi disposto il trasferimento degli ospiti in altre strutture.
Il primo blitz a San Buono c’era stato il 12 dicembre scorso. Trenta carabinieri delle Compagnie del comando provinciale di Chieti, di concerto con i reparti speciali dell’Arma, hanno dato il via a una operazione di verifica e controllo nella sede del Casidi San Buono, all’interno dell’ex convento di Sant’Antonio. «L’attività», annota il comando provinciale dei carabinieri, «nata da un ordinario servizio di controllo del territorio ha portato alla luce numerose e gravi lacune sotto il profilo sanitario a anche ambientale, lavorativo, ecologico e strutturale». I carabinieri hanno verbalizzato le irregolarità e consegnato ai responsabili della cooperativa che gestisce la struttura diverse sanzioni. «Nel corso degli accertamenti», proseguono i carabinieri, «sono state riscontrate anche altre irregolarità che hanno richiesto ulteriori e più approfondite verifiche».
Il 20 dicembre, in attesa dei risultati delle ultime verifiche, la prefettura ha disposto il ricollocamento d’urgenza dei 56 ospiti del centro in altre strutture della provincia. I 56 migranti sono stati trasferiti nei centri di Palmoli, Atessa, Lanciano, Roccamontepiano, Vasto, Torino di Sangro e Schiavi d’Abruzzo. «Oltre alle sanzioni che verranno rese note nei prossimi giorni», fa sapere il comando provinciale dei carabinieri, «la cooperativa è stata multata con un’ammenda di 5mila euro per violazione delle norme in ambito sanitario. I Centri di accoglienza straordinaria, sono strutture volte a compensare la mancanza di posti negli ordinari centri di accoglienza o nei servizi predisposti dagli enti locali, in caso di arrivi consistenti e ravvicinati di richiedenti. (p.c.)
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