Chef aggredito, denunciati in sei. E uno del branco evoca la «spedizione punitiva»

11 Settembre 2026

L’unico minorenne del gruppo pubblica sui social una foto con in mano un machete.

e la canzone trap dai contenuti violenti: «L’ultima cosa che vedi sarà la mia faccia»

FRANCAVILLA

Un selfie pubblicato sui social due sere fa, con un machete in mano. Come colonna sonora, una canzone del trapper Neima Ezza, “Spedizione punitiva”. Il ritornello fa così: «Spedizione punitiva sopra un Tmax, l’ultima cosa che vedi sarà la mia faccia da c..., ah. Passamontagna non serve, vengo a volto scoperto, un amico se serve, tu dimmi dove che vengo». Non sarà uno di quei tormentoni che rimangono in testa, ma rende perfettamente l’idea del messaggio che ha voluto mandare l’autore del post, uno dei ragazzi denunciati per l’aggressione (con l’aggravante dell’odio razziale) a Mayky Sanchez. Si tratta dell’unico minorenne del branco dei sei su cui ieri i carabinieri della stazione di Francavilla hanno stretto il cerchio.

Nella foto non scrive esplicitamente chi sia il destinatario della “spedizione punitiva”. Non ce n’è bisogno. Sui social il ragazzo dimostra di fare sul serio. Appena una settimana fa aveva pubblicato un’altra fotografia. Immortala un avviso di conclusione delle indagini preliminari da parte del tribunale per i minorenni dell’Aquila per fatti avvenuti lo scorso anno. Gli viene contestato di aver portato fuori «senza giustificato motivo» un machete (probabilmente lo stesso della foto) lungo quasi mezzo metro e di averlo poi brandito «tentando di colpire alcuni compartecipi». Lui non sembra avere particolari rimorsi: il commento a corredo della foto è un’emoticon sorridente, seguita da un coltello stilizzato. Come a dire: è tutto un gioco.

Al momento, nei confronti dei sei denunciati non è scattata alcuna misura cautelare. Ieri, nel corso della sua intervista al Centro Regina, la madre di Mayky, ha raccontato di avere paura per l’incolumità della sua famiglia. «Mayky si era trasferito a Francavilla per lavoro: ora vorremmo che tornasse da noi qui, a Chieti. Le sue sorelline gli dicono: “Non andare, non andare lì”. Piangono, hanno paura che quella gente lo stia aspettando per fargli di nuovo del male», ha detto la donna. «Prima ero serena. Oggi, se penso ai miei figli o a mia nipote fuori di casa, non riesco a essere tranquilla». Una paura, evidentemente, non del tutto infondata.

Intanto, sul web si moltiplicano le frasi di odio rivolte alla vittima dell’aggressione. «Hanno fatto bene», è il commento di un utente che scrive da un account fake. Nella sua bio, però, si legge, tutto in maiuscolo, quella che sembra essere una fede politica sincera: «Remigrazione». «Ti consiglio di tornare in Repubblica dominicana, n...», è il suggerimento di un altro leone da tastiera. «Non sarai mai abruzzese né italiano», si legge ancora. Un’altra utente reagisce all’ammissione di Mayky di avere «paura» di girare da solo a Francavilla. «Potrebbe provare a Milano oppure a Roma di notte. Per carità, condanniamo con fermezza l'accaduto, ma qui in Abruzzo è un caso sporadico». Nella prima strofa di “Spedizione punitiva” il brano pubblicato dal presunto aggressore, Neima Ezza canta: «Se un proiettile costa poco, la tua vita dimmi quanto costa. Narcotrafficanti tra le coste, sparano in testa oppure tra le costole». L’autore è di Milano; chi la canta, però, vive proprio tra le coste. Le nostre.