Chiesti tamponi ai residenti nei tre focolai

Il sindaco: tribunale chiuso, esami su tutti gli operatori di palazzo di giustizia e al personale dei servizi sociali del Comune
VASTO. Il sindaco continua a invocare la calma ma la città è disorientata e spaventata. E nemmeno il fatto che ieri non ci siano stati nuovi casi positivi ha rasserenato gli animi. Ieri, primo giorno di libera uscita, molti vastesi hanno continuato a stare a casa. In tanti hanno ammesso di avere paura. Oggi più di due mesi fa, perché in pochi giorni il numero di contagi in città è arrivato a sfiorare quota 70. La vicenda del boom di malati a Vasto è diventato un caso nazionale e per il quale si è mobilitata anche il ministro degli Interni, Luciana Lamorgese, contattata dal senatore vastese Gianluca Castaldi. Il sottosegretario è tornato a Vasto per rendersi conto di persona di quello che sta accadendo. Tutta colpa di una imprudenza che i vastesi sperano non si ripeta. I focolai a Vasto sono tre. Il condominio interessato maggiormente dal contagio è in via De Gasperi, nel popoloso quartiere di San Paolo. I carabinieri tengono il palazzo sotto controllo. Lo stesso accade in altri due condomini cittadini dove risiedono altri contagiati. Ma sono troppo pochi per controllare tutto a tutte le ore. L’emergenza Covid-19 ha dimostrato la fragilità di una città impoverita di operatori sanitari e forze dell’ordine. La Protezione civile sta facendo un tour de force.
I CONTROLLI. «Ho chiesto più volte in queste ore», dice il sindaco Francesco Menna, «l’arrivo di forze dell’ordine in ausilio ai militari che devono garantire la sicurezza e al tempo stesso vigilare 24 ore al giorno sul focolaio di via De Gasperi e su altri due della città. Il prefetto Giacomo Barbato, ma anche il senatore Castaldi, hanno garantito che faranno il possibile per venire incontro alle esigenze della città».
LA RICHIESTA DELL’ESERCITO. L'avvocato Angela Pennetta, presidente del comitato civico “L’Arcobaleno”, condivide la richiesta di Menna e ieri in una nota indirizzata alle autorità preposte ha rappresentato l’esiguità del numero delle forze dell’ordine in servizio a Vasto. «Non sono sufficienti», ha scritto la Pennetta, «per fare controlli h24 nei tre focolai Covid-19. Purtroppo questa situazione ha ancor più messo a nudo il fatto che il nostro territorio soffre da tanto per tali carenze, nonostante l’abnegazione degli uomini e delle donne che indossano la divisa e che i vastesi ringraziano. È indispensabile che a Vasto ci sia il presidio dell’esercito in quanto solo così si può cercare di arginare il contagio. Sarebbe gravissimo, nel momento in cui in Italia riparte, bloccare nuovamente la città. Rappresenterebbe il declino della nostra economia e, in modo particolare, del turismo oltre che una mazzata psicologica per tutti i cittadini».
MONITORAGGIO E TAMPONI. Fra i contagiati, molti sono stati in municipio per ritirare i buoni pasto, altri sono andati in tribunale, nei negozi di alimentari, in studi medici e farmacie. E poi si sono i vicini di casa. In queste ore ci sono decine di famiglie terrorizzate. «Ho chiesto che sul modello Veneto vengano fatti tamponi al maggior numero di vastesi. Mercoledì (domani per chi legge, ndc) ad essere sottoposti ai tamponi saranno tutti gli operatori del palazzo di giustizia che nel frattempo resterà chiuso. Fra giovedì e venerdì verranno fatti i tamponi al personale dei servizi sociali che ha distribuito ai contagiati i buoni pasto. Spero che a seguire vengano fatti a tutti i residenti nei tre focolai in cui abitano i contagiati».
SCUSE E INVITI ALLA CALMA. Intanto mentre su Facebook è comparso il messaggio di scuse del genero del rom morto a Campobasso, da parte dei parroci vastesi arriva l’invito ai cittadini a non lasciarsi trasportare dalla rabbia e dall’irrazionalità, perdonando chi ha sbagliato.
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