Chieti capitale delle luci ma è scontro sui costi

I social network invasi dalle foto della città illuminata: «La più bella d’Abruzzo» Ma l’opposizione frena: «Lo sfarzo pagato con i servizi tagliati ai residenti»
CHIETI . Un coro di applausi per le luminarie di Chieti. Nelle piazze virtuali di Facebook e Instagram sono tutti d’accordo: quest’anno è Chieti la capitale abruzzese delle luci, con l’albero di Natale più alto d’Italia in piazzale Marconi e la scritta “Chieti” a caratteri cubitali sotto il Teatro Marrucino addobbato come la scatola di un gioiello. Le immagini dell’accensione delle luminarie sono già virali: ora l’amministrazione Ferrara-De Cesare si aspetta un ritorno di immagine con strade, negozi e locali pieni per rilanciare il commercio piegato dall’emergenza Covid. Domani e dopodomani saranno i giorni dei primi banchi di prova.
E anche la politica promuove le installazioni, almeno dal punto di vista estetico e della pubblicità alla città rimbalzata sui social network. Ma l’opposizione sottolinea l’aspetto dei costi in una città con i conti in rosso. «Non voglio fare polemica sulle luminarie, anzi godiamoci lo spettacolo della città illuminata e speriamo che i residenti dei centri limitrofi vengano sempre più a Chieti», dice il consigliere Giampiero Riccardo (Chieti Viva), «ma finora non sappiamo ancora da dove arrivano i soldi. Io dico sì alla città illuminata ma serve una sostenibilità economica senza mettere a rischio i servizi ai cittadini. Comunque», conclude Riccardo, «valuteremo i costi nelle sedi opportune nel prossimo futuro: ora non serve la polemica ma il sostegno alla città».
Parte dei fondi, sostiene l’amministrazione, arriva da sponsor – le ditte Walter Tosto e la Esa e la Camera di Commercio Chieti Pescara –, dalla tassa di soggiorno e da fondi non spesi nel primo anno dell’amministrazione di centrosinistra-liste civiche. Proprio su questo interviene Carla Di Biase di Fratelli d’Italia: «I commercianti che ora gioiscono si sono accorti che si stanno pagando le luminarie da soli? Così come le stanno pagando i genitori dei bambini che non hanno potuto usufruire della mensa scolastica per due mesi, tutti i cittadini costretti a subire gli aumenti a causa del predissesto e le ditte che non stanno riscuotendo il dovuto sempre con la scusa del predissesto. Uno sfarzo», continua Di Biase, «che si poteva contenere in un momento del genere visto che chi ha pagato, alla fine, sono i cittadini danneggiati da questa amministrazione». E la consigliera critica la scelta della scritta Chieti in piazza Valignani: «Sarebbe stato meglio metterla alla Trinità che è spoglia. E anche la nostra villa comunale è stata tralasciata». (cr.ch.)

