Chieti e Pescara insieme salvano la neo mamma

27 Aprile 2019

Interazione tra ospedali per scongiurare il dramma di una giovane madre  Subito dopo il parto la donna sottoposta a due interventi nel giro poche ore 

CHIETI. Va in ospedale a Pescara per partorire, dà alla luce un bel maschietto, il suo primo figlio, ma poi si sente male. Viene colpita da un’ischemia cerebrale e solo l’intuizione di un bravo medico dell’ospedale pescarese porta a svelare che le sue condizioni sono in realtà gravissime. Ha bisogno di un’operazione al cuore immediata. A questo punto si attiva la cardiochirurgia teatina, con equipe e sala operatoria che ultimano i preparativi per accogliere la paziente mentre l’ambulanza del 118 sfreccia dallo Spirito Santo di Pescara al Santissima Annunziata di Chieti. Una corsa che dura pochi minuti, al termine dei quali tutto lo staff è pronto per operare la giovane mamma. L’intervento, a cuore aperto, dura tre ore, ma alla fine riesce bene. La donna resta qualche giorno in terapia intensiva e in queste ore sta per essere trasferita in una struttura sanitaria per la riabilitazione. Se tutto andrà come programmato, tra due settimane potrà tornare a casa per riabbracciare il marito e il piccolo appena nato. Una lieto fine possibile solo grazie alle capacità dei medici dei presidi teatino e pescarese e all’integrazione tra le due strutture che aspettano di diventare un tutt’uno con la nascita del Dea (Dipartimento emergenza accettazione) di secondo livello ma che ha già dimostrato, come in questo caso, di poter funzionare già bene.
La vicenda è partita durante la settimana santa. La mamma, una giovane donna della provincia di Pescara, va al Santo Spirito per il parto pensando di essere in buona salute. Partorisce senza troppi problemi ma non viene dimessa subito per sospetta miocardite post partum. È dunque ancora in ospedale quando all’alba di venerdì santo viene colpita da ischemia. L’emergenza scatta alle 5 del mattino. Si mette in moto subito l’équipe della Neuroradiologia interventistica, con il responsabile Vincenzo Di Egidio e Marco Santoro, per sottoporre la paziente alla procedura di disostruzione della carotide. Una volta rientrata in Unità coronarica, diretta da Leonardo Paloscia, i medici non si limitano a curarla ma cercano di capire come sia potuta accadere una cosa simile. Salta così fuori la causa dell’embolia: un trombo nel cuore, all’interno del ventricolo sinistro. Da qui si capisce che la situazione è ben più complessa di quella ipotizzata all’inizio: la formazione risulta attaccata alla parete ventricolare da un sottile peduncolo, da un momento all’altro può staccarsi con conseguenze drammatiche. Il cardiologo Massimo Di Marco non ha dubbi: serve un consulto urgente con Chieti. A mezzogiorno il direttore della Cardiochirurgia Gabriele Di Giammarco conferma la diagnosi e dà indicazioni per l’intervento in emergenza. L’ambulanza del 118 non tradisce le attese e in pochi minuti porta la paziente a Chieti, dove, nel frattempo, Di Giammarco e la sua equipe sono già pronti a operare. «Abbiamo lavorato utilizzando una ecografia epimiocardica ad alta risoluzione», spiega Di Giammarco, «per localizzare con assoluta precisione il trombo, e quindi rimuoverlo praticando una piccola incisione sul ventricolo sinistro». A metà pomeriggio la paziente è già tornata in camera: due interventi in poche ore e in due ospedali diversi le hanno salvato la vita.