Chieti, ex "tronista" arrestato per tentata estorsione

16 Marzo 2015

Minaccia più volte una ragazza conosciuta durante una trasmissione televisiva, con richieste di denaro per migliaia di euro

CHIETI. Minaccia più volte una ragazza conisciuta durante una trasmissione televisiva, con richieste estorsive di migliaia di euro. Per questo, Alberto Garofalo,  un 33enne di origini siciliane, è finito ai domiciliari nel corso di un'operazione condotta dai finanzieri del nucleo di Polizia tributaria di Chieti e della sezione di Polizia giudiziaria della Finanza. Il giovane partecipava al programma tv  in qualità di “tronista” (non parliamo di Uomini e donne ma di un format simile). Conosciuta la ragazza, tra i due era sbocciata una certa amicizia, o così per lo meno era apparso alla donna. Tuttavia, a un certo punto sono iniziate le richieste di denaro da parte di lui.

Sulle prime, come riferiscono i finanzieri, la donna aveva accettato di venire incontro alle difficoltà economiche dell’uomo arrivando a prestargli più di 4mila euro, poi insospettita dalle continue richieste di denaro, aveva deciso di non concedere altro “credito” all’uomo. A quel punto però, le richieste pietose si sono trasformate in pretese che diventavano sempre più pressanti e che infine venivano accompagnate anche da esplicite minacce. L’uomo, che abita da diversi anni a Pescara ma che è di origini siciliane, ha più volte minacciato la donna che, se non gli avesse dato ulteriori 2.000 euro, avrebbe ucciso lei e la sua famiglia. Per incuterle ancora più timore, l’uomo, nel corso delle telefonate, facendo esplicito riferimento alle proprie origini siciliane, faceva credere di essere un affiliato ad una potente associazione mafiosa che “aveva già ucciso magistrati” e che non si sarebbe fatta scrupoli ad uccidere lei e i suoi familiari.

Le minacce erano diventate così pressanti e credibili da indurre la donna a trasferirsi a casa di una sua parente per sottrarsi alle possibili violenze del suo persecutore. La donna però, seppur seriamente spaventata da queste continue intimidazioni, ha trovato il coraggio di rivolgersi alle forze dell’ordine. I finanzieri sono risaliti all'uomo anche intercettando il cellulare.  Se per lui non si sono aperte le porte del carcere ma solo quelle degli arresti domiciliari è stato solo perché a suo carico non sono emersi legami con la criminalità organizzata e perché è risultato incensurato.