Chieti, il perito: Angelini pagò 8 milioni di tangenti

9 Maggio 2015

Consulente della difesa svela al processo la fine fatta da un fiume di soldi a politici, direttore Asl e medici famosi

CHIETI. L’ex re delle cliniche non è più in aula quando il suo consulente pronuncia la parola chiave “tangenti”. Un fiume di danaro è uscito dalle casse di Villa Pini per finire nelle tasche di politici corrotti, di un direttore della Asl e di medici famosi ma pagati in nero. Dazioni per otto milioni e 550 mila euro, sottolinea il commercialista, Sergio Spinelli, testimone della difesa di Vincenzo Angelini che entra in aula per seguire il processo per il crac del gruppo Villa Pini, ascolta per un po’ il suo consulente, ma accusa un malore. Si alza e se ne va. Mentre Spinelli comincia a demolire la tesi della procura (i pm Mennini e Falasca) secondo la quale l’ex imprenditore della sanità privata, dichiarato fallito anche personalmente, seppure ci sia un ricorso che pende da tre anni in Cassazione, sarebbe riuscito a far sparire milioni di euro trasferendoli alle Antille. Ma quali soldi spariti e quali Antille, ribatte in sintesi l’esperto incaricato dalla difesa: «Non c’è stata distrazione di denaro ma solo flussi tra società. Cessioni di quote come i 32 milioni da Novafin a Verde (due società del gruppo)».

E’ il mese di giugno del 2006 quando Angelini e la moglie, Annamaria Sollecito, versano tre milioni e 200 mila euro al Fisco. Spinelli parte da questo episodio per dire che Angelini non pagava solo tangenti ma anche tasse. «Un mare di tasse», dice Spinelli che fa la radiografia di quei 32 milioni. E nel processo per il crac d’oro piomba lo spettro della Sanitopoli d’Abruzzo costata il carcere all’ex governatore, Ottaviano Del Turco. Ma Spinelli si guarda bene dal fare i nomi: parla di un direttore della Asl di Chieti (ma è facile capire chi fosse), quindi di non meglio definiti politici (anche questi noti, seppure condannati solo in primo grado e ancora in attesa d’appello). Ma le tangenti, o dazioni come le chiama il commercialista, vengono scandite negli anni: un milione e 500mila euro nel 2005; 750mila euro l’anno successivo; ben sei milioni nel 2007.

Una parte di quei 32 milioni, ma solo una parte, secondo Spinelli, sarebbe finita nei conti personali di Angelini che i soldi li poteva spendere a pioggia senza problemi: 339mila euro per regali ai dipendenti, 70mila euro in scarpe, 50mila in sigari. Nell’elenco spuntano anche 50mila euro al Chieti calcio e poi gioielli ed altri vizi. Ma erano soldi suoi ed uno, con i propri soldi, fa quello che vuole sembra dire Spinelli incalzato dalle domande dei pm. Anche Gianluca Zelli, ex dg di Villa Pini, ricevette un milione «per la trattativa della vendita della clinica a De Benedetti», ha specificato il consulente al giudice Patrizia Medica. Tutto il resto finì in tangenti.