Chieti Solidale, parte la lite da 4 milioni

14 Giugno 2018

Il direttore dell’azienda pubblica mette in mora l’amministrazione: «Se non pagano entro 15 giorni, faremo causa»

CHIETI. Il Comune mette in mora se stesso per i mancati pagamenti e minaccia di farsi causa da solo. È un paradosso teatino quello che emerge da una lettera firmata da Angelo Romano, direttore della Chieti Solidale, società partecipata del Comune al 100% che gestisce le tre farmacie comunali cittadine e i servizi sociali. La Chieti Solidale reclama dal Comune un credito di oltre 4 milioni di euro: «Vi comunico», così recita la lettera di Romano inviata al sindaco Umberto Di Primio, «che dalla verifica delle posizioni creditorie e debitorie tra Comune di Chieti e asm Chieti Solidale è emerso che, al 31 dicembre 2017, la Chieti Solidale è creditrice del Comune della complessiva somma di 4.256.983,36 euro». Romano sottolinea che la «verifica, il 29 marzo scorso, è stata asseverata dal collegio dei revisori dei conti», composto dal presidente Angelo Iecco e dai componenti Maurizio Vanni e Maurizio Di Cola.
La lettera del direttore della partecipata comunale è di martedì scorso. Il documento, appena 12 righe compresi «i migliori saluti», non ha i crismi della formalità: sembra l’inizio di una prova di forza a oltranza tra la Chieti Solidale e l’amministrazione Di Primio. Tanto che, adesso, Romano dà un ultimatum al Comune: 15 giorni di tempo per regolarizzare i conti. Secondo la lettera, la richiesta di coprire il buco non sarebbe la prima: è dal 24 aprile scorso che la Chieti Solidale chiede il pagamento dello scoperto. Quel giorno, il consiglio di amministrazione dell’azienda speciale multiservizi, con il presidente Alfiero Corbo e i consiglieri Giovanni Ciccone, Sara Madrigale, Panfilo Orsini e Alessandra Picciani, si è riunito e ha approvato una delibera per mettere il Comune alle strette. Da allora, però, sono passati quasi due mesi e, alla Chieti Solidale, non è arrivato un euro. Tanto che gli stipendi di aprile per i 200 dipendenti sono arrivati in ritardo. Di qui la presa di posizione di Romano: «Vi invito formalmente a provvedere entro e non oltre 15 giorni dal ricevimento della presente a corrispondere quanto dovuto oppure a concordare, nel medesimo termine, un piano di rientro». E se il Comune non rispondesse? La Chieti Solidale ha già una risposta: «In difetto, la Chieti Solidale si riterrà libera di intraprendere ogni più opportuna azione a tutela dell’azienda». Significa che la partecipata comunale potrebbe chiedere al tribunale l’emissione di un decreto ingiuntivo contro il Comune.
Romano non è il primo responsabile di una partecipata a chiedere al Comune di versare le proprie quote: anche Carlo Festa, amministratore unico della Teateservizi, il 17 maggio scorso, in polemica con il sindaco aveva scritto una nota per ricordare che «la condizione finanziaria della Teateservizi che tutti ben conosciamo è strettamente connessa alla quotidianità del socio unico, l’ultimo trasferimento in nostro favore risale al mese di dicembre 2017». E senza soldi, la Teateservizi non aveva potuto pagare neanche le bollette della corrente elettrica della piscina comunale fino allo smacco del taglio imposto dal gestore con un giorno di chiusura obbligata il 15 maggio scorso.